Pescara, 16 maggio 2020 - Chiaro che il 10 luglio il processo per Rigopiano non si potrà tenere, perché l’aula del tribunale di Pescara si è già dimostrata troppo piccola in tempo di pace, quando si dovevano fare le corse per accaparrarsi una sedia o un microfono. Figuriamoci ora, nell’emergenza Coronavirus, con l’obbligo delle distanze. Partendo da qui, e dalla considerazione che a quella data sarà già passato un anno dall’inizio del dibattimento – era il 16 luglio ma siamo sempre alle fasi iniziali, finora si sono susseguiti soprattutto rinvii – l’avvocato Romolo Reboa, che assiste le famiglie di 4 vittime della strage nel resort, ha scritto al presidente del tribunale di Pescara, Angelo Mariano Bozza, al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e al sindaco Carlo Masci. La richiesta è precisa: ottenere uno spazio sicuro per il maxi processo che vede in campo più di cento parti civili, oltre a imputati e legali. Il dibattimento, scrive Reboa, è sempre alle battute iniziali, “trovandosi nella fase dell’udienza preliminare di perfezionamento delle chiamate in causa e di costituzione dei responsabili civili”. Da qui la necessità di individuare - per tempo - un posto adeguato, il difensore romano suggerisce uno dei tre palasport in città, richiamando il processo della Costa Concordia, a teatro. Proprio quel precedente era stato ricordato qualche tempo fa dall'avvocato pescarese Wania della Vigna, che difende la famiglia di un’altra vittima.
Ma non stiamo parlando solo di un anno perso. “Se la situazione epidemiologica non cambierà rapidamente  - è la preoccupazione di Reboa - sarà impossibile celebrare il dibattimento per un tempo indefinito”. Solo un'aula da maxi processo permetterà di "assicurare tempi ragionevoli, con rinvii persino al giorno successivo, perché non si sottraggono spazi all’attività giurisdizionale ordinaria e, quindi il problema si riduce alle risorse umane".

La lettera non è scontata, non parte come ci si potrebbe aspettare dalle vittime - a piangerli mamme, papà, fratelli, sempre in prima linea - ma dagli imputati, perché "le lungaggini processuali fanno male a tutti". Avvocato Reboa, il suo appello risale al 2 maggio. Che risposta ha avuto fino ad oggi? “Un riscontro parziale. Il ministro della Giustizia ha assicurato piena collaborazione - risponde il difensore –. Sono in attesa. Per ora registro un silenzio assordante. Mi auguro sia il silenzio di chi sta lavorando per trovare una soluzione".