Rigopiano (Farindola), 17 febbraio 2018 - Ma quanto valgono 29 vite? Mamme e papà, sorelle, figli, rimasti uccisi nella strage dell'Hotel Rigopiano, il 18 gennaio 2017. E quanto valgono il dolore di chi è rimasto, le ferite fisiche e quelle morali? Sta arrivando il tempo per dare risposta anche a queste domande. Gli avvocati delle famiglie – 11 vittime  erano dipendenti dell’albergo –  si aspettano la chiusura delle indagini entro Pasqua. Oggi sono 23 gli indagati dell’inchiesta. Camillo Graziano, il legale di Alessio Feniello – che nella strage ha perso il figlio Stefano, 28 anni – ha un dubbio: "Certo, si potrebbe arrivare a una condanna civile e a un risarcimento mostruoso. Che però rischia di rimanere un semplice pezzo di carta. Bisogna vedere i massimali delle assicurazioni. Ma di questo non ho mai parlato con la famiglia di Stefano. L’attività che stiamo facendo non è per i risarcimenti. Noi vogliamo arrivare alla condanna dei responsabili". (video)  "L’incapienza? Astrattamente può essere. In quel caso bisognerà trovare altre strade", ragiona Andrea Piccoli, legale di Giampaolo Matrone, il pasticcere rimasto invalido. L’ultimo estratto vivo, dopo più di 60 ore; non ce l’ha fatta la moglie Valentina Cicioni. Chiarisce l’avvocato: "Finora abbiamo avanzato richieste risarcitorie generiche, è l’inizio di una trattativa che può essere più o meno rapida. Alcune compagnie ci hanno già prospettato una non operatività della polizza, che non coprirebbe certi rischi. Ma è tutto da vedere, è una negazione di facciata che viene sempre prospettata all’inizio". Nei giorni dell’anniversario c’è chi ha affacciato un’ipotesi: trenta milioni. "Come risarcimento per tutti mi parrebbe poco", obietta Wania Della Vigna, avvocato di Silvia Angelozzi che nella strage dell’hotel ha perso la sorella Sara e il cognato Claudio BaldiniWania Della Vigna, legale di Silvia Angelozzi

Il legale con studio ad Arsita - borgo vicinissimo a Rigopiano - si trova ad affrontare l’ennesima tragedia, dopo L’Aquila e Amatrice. Attinge a quelle esperienze per mettere qualche paletto: "Le variabili per i risarcimenti sono tante. Ci sono tabelle precise che stabiliscono il danno,  da un minimo a un massimo. Tengono conto ad esempio dell’età della vittima e di chi è sopravvissuto, del grado di parentela. Se poi in famiglia oltre al dolore c'è chi si ammala, si dovrà calcolare anche quello, si chiama sindrome post traumatica da stress". L'avvocato Della Vigna è convinta che oggi non si possa "stabilire il valore di un possibile risarcimento. Poi, volendo essere garantisti fino in fondo: per poterlo chiedere devono essere acclarate responsabilità penali o civili. Io ho una mia idea: credo ci siano responsabilità umane e mi aspetto i risarcimenti. Anche se è presto per parlarne. Sono a contatto tutti i giorni con i parenti della vittime, dall’Aquila ad Amatrice a Rigopiano. Ogni volta la finalità è quella di avere giustizia, con la condanna dei responsabili. Indipendentemente dal risarcimento che sicuramente ci sarà".

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