Le 29 vittime di Rigopiano e l'appello delle famiglie: mai più
Le 29 vittime di Rigopiano e l'appello delle famiglie: mai più

Pescara, 17 febbraio 2020 - Sei rinvii: a tre anni dalla strage, il processo di Rigopiano deve ancora iniziare. L’udienza preliminare si doveva tenere il 16 luglio 2019 ma è durata il tempo di fare l’appello. Subito aggiornata a settembre. Poi da lì si è andati avanti tra scioperi degli avvocati, colpi di scena, difetti di notifiche. Se ne riparlerà il 27 marzo, nell’amarezza delle famiglie. In 29 sono rimasti uccisi il 18 gennaio 2017 nella valanga che ha travolto l’hotel sul Gran Sasso.

Le 29 vittime di Rigopiano e l'appello delle famiglie: mai più

Mamme e papà, figli e fratelli però mettono in chiaro: “Non ci piegheranno”. Dà voce al sentimento comune Marcello Martella, anima del comitato ‘Rigopiano in attesa del fiore’, che nella strage ha perso la figlia Cecilia: “Chiaro che non siamo contenti. Non fanno che ripeterci: gli indagati hanno i loro diritti. Io questo l’ho capito. Ma non vorrei che questi diritti superassero quelli delle persone offese. Però non ci arrendiamo”. E con questo spirito il 24 manifesteranno davanti a Montecitorio, si sentirà la voce del coordinamento nazionale stragi, sfileranno i volti dei disastri d’Italia. “Saremo lì per aiutare la riforma Bonafede, la prescrizione ci danneggia”, riassume Martella.

Da marzo, la tabella di marcia dovrebbe essere più veloce, “il giudice ha previsto due udienze al mese. Ci attendiamo a breve i rinvii a giudizio”. Oggi l'area delle macerie è stata ripulita ma rimane sotto sequestro, sorvegliata dalle fototrappole. “Non m’interessa più se entra qualcuno - ragiona papà Marcello, che fu in prima linea a denunciare la gita di Pasquetta a caccia di souvenir, due anni fa –. M’interessava prima della bonifica. Adesso ogni tanto ci troviamo a pascolare le pecore". Le famiglie lavorano da tempo al progetto di un giardino della memoria, dominato da una grande statua in marmo della Madonna. Frenato, da ultimo. "Sembra una barzelletta - è incredulo Martella -. Abbiamo incontrato ostacoli, dicono che è zona valanghiva. Adesso. Questa è l'Italia".