Farindola, 27 aprile 2018. La rabbia. «La rabbia non va via. Il dolore piano piano sprofonda. Ormai quello è andato dentro, dentro, dentro, dentro... Quando si hanno le crisi è difficilissimo cacciarlo. Ma la rabbia... Io mangerei tutti. Cos'ha fatto lo Stato per mio figlio? Niente. Cosa mi aspetto? Cosa si devono aspettare loro». Erica ha una smorfia di sofferenza sul volto, un’espressione che non l’abbandona mai. Giancaterino, il suo cognome da sposata. Anzi da vedova. Il marito Alessandro, 42 anni, maitre all’hotel Rigopiano, è stato il primo ad essere tirato fuori dalle macerie (video). Il primo di ventinove. «Papino mio sarai sempre con me. Ti voglio un mondo di bene. Il tuo cocò», gli ha scritto il figlioletto Niccolò, oggi 10 anni, per il funerale. Farindola, il paese di Rigopiano, è il centro del dolore. Ci sono nove chilometri da qui alle rovine dell’hotel. Erica non ha mai voluto percorrerli, dopo, vuole ricordarselo com'era. Destini incrociati in questo borgo con le viuzze in pietra, le cucine calde, pietra e legno, la linea dell'orizzonte è il canalone che ha portato la morte, "ma non chiamiamolo maledetto, le valanghe sono la cosa più naturale del mondo in montagna", protesta qualcuno. A Rigopiano Erica ha perso anche la cugina, Linda Salzetta. Niccolò prova a distrarla: "Mamma, perché non andiamo a vivere a Roma, dai!". Lei pensa a quel piccolo orfano di padre dimenticato.  Figlio di Alessandro e nipote di Massimiliano, ex sindaco di Farindola, tra gli indagati nell’inchiesta per la strage nell’hotel. Destini incrociati, sentimenti contrastanti. Erica abbraccia Niccolò, lo stringe forte poi dice piano: "Dovrà avere tutti i diritti. Se lasceremo Farindola? Un giorno, forse".