Rigopiano, l'hotel inghiottito dalla valanga (Ansa)
Rigopiano, l'hotel inghiottito dalla valanga (Ansa)

Rigopiano (Pescara), 25 maggio 2019 - Tre righe, una foto che ha fatto il giro del mondo, una didascalia; in mezzo un errore tristissimo e conclusioni affrettate. È' diventato subito un caso lo spazio dedicato alla strage di Rigopiano in un manuale di geografia delle medie edito da Paravia gruppo Pearson, PensoGeo. Il riferimento al disastro del 18 gennaio 2017 è talmente breve e insignificante che poteva rischiare di essere ignorato.

Ma il libro - scritto nella primavera di due anni fa - è andato in mano alle famiglie dei morti,  degli orfani e degli scampati. Loro la tragedia continuano a viverla tutti i giorni. Rabbia e amarezza alla lettura di quelle poche parole. "Il terremoto ha provocato una slavina a Farindola (nel Pescarese) che ha travolto un albergo causando 30 vittime", c'è scritto. Invece i morti sono stati 29. E quel numero sbagliato fa male due volte. Perché i familiari ricordano bene la frase pronunciata nei giorni della strage, quando qualcuno si lanciò nel dire - tra le polemiche - che si doveva mettere in conto una trentesima vittima,  l'economia del paese ai piedi del Gran Sasso.

Ma soprattutto, alla vigilia di un processo che inizierà a luglio,  il nesso causale tra valanga e sisma resta tutto da accertare, anzi il perito della procura lo ha addirittura escluso.  Invece nel libro la strage è inquadrata proprio nelle pagine sui terremoti dell'Appennino. Anche la didascalia insiste su quello. Le famiglie hanno pronta una lettera per il ministro Bussetti. Intanto l'avvocato che le rappresenta ha scritto alla casa editrice chiedendo l'immediata errata-corrige. "Il testo fa apparire la strage dell'hotel quale evento determinato da assoluta imprevedibilità", scrive il legale. Invece, ricorda,  le cause di quella distruzione devono ancora essere accertate.

C'è la battaglia legale ma ci sono soprattutto i sentimenti feriti. "Pensiamo ai bimbi orfani, ai ragazzini scampati a Rigopiano che saranno costretti a leggere queste parole, magari a studiare sul manuale. Non lo accettiamo, qui a Pescara quelle due pagine saranno strappate". Marcello Martella, il papà di Cecilia che aveva 24 anni e lavorava come estetista nel resort,  dà voce al dolore e alla rabbia di tutto il comitato vittime. Il gruppo di familiari guidato da Gianluca Tanda - che a Rigopiano ha perso il fratello Marco, rimasto ucciso con la fidanzata Jessica Tinari - annuncia: "Non ci siamo fermati e non ci fermeremo dinnanzi a nulla. Non sarà di certo un testo scolastico a intimorirci o a farci scoprire una realtà diversa da ciò che invece abbiamo tenacemente appreso in due anni di battaglie. Consigliamo gli editori e coloro che hanno realizzato il libro di documentarsi meglio prima di scrivere".

Imbarazzo alla Paravia. Fino ad oggi del manuale, fanno sapere, sono state stampate "10-15 mila copie. Elimineremo subito ogni riferimento a Rigopiano. Gli errori si possono commettere ma chiaramente siamo molto dispiaciuti". Ora consapevoli - in ritardo - che la verità giudiziaria deve essere ancora scritta. Resta l'amarezza. Quella che s'intuisce nelle parole di Paola Ferretti,  mamma di Emanuele Bonifazi, marchigiano, il reception dell'hotel morto a 31 anni. Maestra per una vita, lancia un appello su Facebook:  "Cari colleghi insegnanti, facciamo attenzione a ciò che trasmettiamo ai nostri alunni. Il nostro compito non è solo istruire ma educare". La distanza tra questi due verbi racconta la nostalgia per la sacralità delle cose scritte sui libri di scuola.