Niva Bazzan e il marito Carlo Martelli
Niva Bazzan e il marito Carlo Martelli

Lanciano (Chieti), 30 settembre 2019 - “Non vorrei, tra una cosa e l’altra, ritrovarmeli in giro tra pochi anni. Io speravo che venissero rimandati a casa. Sono state ore di tensione, la mente ritorna lì”. Niva Bazzan, 70 anni, parla con la pacatezza di sempre anche se oggi non è un giorno come gli altri. Al processo per la feroce rapina subìta con il marito Carlo Martelli, suo coetaneo, poco più di un anno fa - era il 23 settembre 2018 -, il pm ha chiesto 86 anni di carcere (compreso lo sconto per il rito abbreviato). Alla sbarra sei rumeni. Fu una notte di terrore. Marito e moglie vennero sorpresi nel sonno, massacrati di botte e seviziati. A lei venne mozzato l'orecchio destro con una roncola. Ancora oggi quella violenza le condiziona la vita. Anche il marito - la foto del suo volto irriconoscibile su un letto d’ospedale fece il giro d’Italia - deve ancora curare le conseguenze del massacro. “Credevo ci avrebbero fatto a pezzi”, dichiarò. I banditi volevano i soldi. Cercavano una cassaforte che non c’era. Furono spietati. Risparmiarono solo il figlio disabile della coppia.

La richiesta più alta avanzata dal procuratore capo Mirvana Di Serio è stata di 18 anni per Alexandru Bogdan Colteanu, accusato di aver tagliato l’orecchio; 14 anni a testa per Marius Adrian Martin, Aurel Ruset e Costantin Turlica; 12 anni a testa per Bogdan Ghiviziu e Ion Turlica. Sono accusati di rapina pluriaggravata, lesioni gravissime, sequestro di persona e porto abusivo di armi. Chiesti infine due anni per Gheorghe Jachota, accusato di favoreggiamento.

I difensori di Colteanu hanno presentato istanza alla Cassazione perché il processo sia trasferito per incompatibilità ambientale, ricordano ad esempio i tentativi di  linciaggio al momento dell’arresto. “Le richieste della procura dal mio punto di vista sono sproporzionate, troppo alte - lamenta l’avvocato pescarese Massimiliano Bravin, che difende Ruset –. Queste sono richieste da omicidio. Le posizioni devono essere diversificate, non tutti hanno fatto la stessa cosa. Se sono d’accordo sulla necessità di trasferire il processo? Mi rimetto alla Cassazione. Dopo l’udienza di oggi, mi sembra valutabile”. “Ero sicuro ci avrebbero ammazzato”, dichiarò con grande lucidità il dottor Martelli subito dopo la quella notte di macelleria, lui pestato a sangue dai banditi che gli hanno rotto una vertebra cervicale. Svenne e da medico commentò poi: “Per fortuna non si è verificata l’emorragia”.

Le vittime, da sempre impegnate nel sociale - Carlo Martelli, medico, è presidente dell’Anffas, più volte è stato premiato con la moglie in quest’anno come simbolo di bontà - hanno deciso di non costituirsi parte civile e hanno sempre usato toni pacati. Mai una dichiarazione sopra le righe o un accenno di odio.
Lunedì prossimo tocca alle arringhe dei difensori.