Davide Capello, scampato
Davide Capello, scampato

Genova, 14 agosto 2019 - “No, non ero alla cerimonia. Dico la verità, sono andato in chiesa. In duomo a Savona, dove vivo, come l’anno scorso, appena uscito dall’ospedale. Per ringraziare di essere vivo. Penso che ognuno debba affrontare il ricordo e il dolore alla propria maniera, non esiste un modo giusto o sbagliato.  Avevo bisogno di stare con la mia famiglia”. Davide Capello, 34 anni - ex calciatore del Cagliari, oggi allenatore delle giovanili del Genova e vigile del fuoco a Savona - per tutta Italia è un miracolato del ponte Morandi. Un volo di 40 metri in auto, è tornato a casa praticamente illeso.
Soccorso dai colleghi nell'auto piantata su un cumulo di macerie. Una foto che ha dell'incredibile, proprio come il video del salvataggio di Gianluca Ardini.

L'auto di Davide Capello

Davide, fisicamente come si sente?
“Oggi meglio, c’è voluto un po’ di tempo ma sto tornando a stare bene. Il problema alla schiena ogni tanto si fa sentire ma si va avanti”.
Poi ci sono i pensieri.
“Quelli dipendono dalle giornate. Il ricordo c’è sempre, impossibile dimenticare".
Ha mai avuto il desiderio di conoscere altri scampati alla strage?
“Non c’è mai stata l’occasione, se capiterà mi farà piacere”.
Pensando ai morti.
“Sicuramente una delle cose che ti lascia questa tragedia è il senso di colpa. A volte ti fai domande, soprattutto nei primi mesi era normale fosse così. Te lo chiedi  ma non c’è spiegazione”.
Essere scampato a una tragedia unica al mondo dà una responsabilità in più?
“Sicuramente dà la consapevolezza che bisogna godersi i momenti, la quotidianità, la vita che hai, perché ti è stata concessa un’altra opportunità. Giusto viverla in modo sereno ma pieno, consapevole”.
Come sono cambiati i suoi progetti?
“Sono allenatore nel settore giovanile del Genova, sono tornato a fare anche il vigile del fuoco. Cerco di conciliare le due cose”.
Soccorritore, quel giorno è toccato a lei.
“Nel lavoro mi è capitato di vivere situazioni drammatiche, di trovarmi davanti a persone in difficoltà. In quel momento lì pensi solo al bene di chi hai davanti, sei concentrato sul tuo lavoro”.
I vertici di Atlantia hanno lasciato la cerimonia per la protesta di alcuni familiari. Dolore e rabbia sempre intrecciati.
“Capisco benissimo i parenti delle vittime. Questa tragedia non doveva accadere”.

“Dico la verità, sono andato in chiesa. Nel duomo, a Savona, dove vivo, come l’anno scorso. Appena uscito dall’ospedale. Per ringraziare di essere vivo”.