Genova, 15 agosto 2019 - Quel salvataggio emoziona solo a ripensarlo. I vigili del fuoco che lavorano sospesi nel vuoto, a venti metri da terra, tra i piloni del ponte Morandi crollato. Poi uno di loro, Sergio Gazzo, genovese, libera Gianluca Ardini che è rimasto così per 4 ore, tra nel furgone volato giù, accanto al cadavere del collega Luigi Matti Altadonna. Un altro pompiere, Maurizio Volpara,  cala il ferito a terra in una barella, legata a una fune. “Quando è successo il disastro  eravamo a Chiavari - ricorda Gazzo –, c’era l’emergenza meteo. Siamo rientrati precipitosamente, siamo passati dalla centrale, siamo arrivati sul Polcevera... Sì, direi che Gianluca è rimasto sospeso per 4 ore”.
Poteva crollare tutto? 
“La certezza non c’è mai, si fanno delle valutazioni al momento. Siamo saliti, abbiamo visto che la parte bassa dei pilastri era ancora integra. C’era pericolo che potessero caderci addosso calcinacci e lamiere, così abbiamo fatto pulizia”.
Nel video che ha commosso il mondo si sentono voci di incoraggiamento.
"Io con Gianluca ho parlato molto. Lui è sempre stato cosciente, ancora legato alla cintura di sicurezza, molto rannicchiato verso la porta del furgone. Una delle mie preoccupazioni era che si potesse aprire”.
Accanto aveva il suo collega morto.
“Sì, aveva provato a chiamarlo più volte, si era accorto che non ce l’aveva fatta”.
Cosa dice un soccorritore a chi è in pericolo di vita?
“Pensi prima di tutto a tranquillizzare la persona, Gianluca non ce la faceva più a stare in quella posizione. Io sono stato diretto, gli ho detto: sentirai male. Lui è stato molto collaborativo”.
Pensava al figlio in arrivo.
“Gli facevo domande, gli chiedevo se era fidanzato, mi ha raccontato del bimbo che doveva nascere. Ho cercato di distoglierlo dal dolore”.
Quindi ha preso materialmente Gianluca e lo ha portato fuori.
“Sì, poi Maurizio, il mio collega, lo ha calato con la fune. Cos’ho provato alla fine? Soddisfazione, anche se il nostro lavoro non era finito, dovevamo ancora recuperare altre persone. Qualche giorno fa l'ho risentito. Capita, ogni tanto”.
Un ponte non deve crollare, è pronto a giurare qualsiasi ingegnere.
“È stato un evento senza alcuna causa naturale. Sono intervenuto sui terremoti, all’Aquila, in Abruzzo, nelle Marche... Nelle alluvioni... lì c’è sempre una forza maggiore. Questo, invece, è stato un disastro inconcepibile”.
Ci vuole un addestramento tosto per un salvataggio come quello di Gianluca Ardini.
“Sono vigile del fuoco da 22 anni, ho un’abilitazione come soccorritore speleo fluviale, serve per l’emergenza in acqua ma comprende anche un’abilitazione all’uso delle funi”.
Lei è un soccorritore esperto. In ogni disastro, ci sono sommersi e salvati. Anche il suo collega Davide Capello è un miracolato. Che spiegazione si dà?
“Io la chiamo fatalità. Già  un miracolo che le vittime siano state 43”.
Perché quel viadotto era trafficatissimo. 
“Sì, con il bel tempo ci sarebbero state code continue. Probabilmente il temporale violento ha fatto desistere tanti. Poi uno dice, se viene giù un ponte così dopo un volo di 40-50 metri sei morto. Invece ci sono stati due illesi, Davide e l’autista di un camion, e una serie di feriti più o meno gravi. Non riesco a trovare una spiegazione, davvero”.