Arianna Verucci, titolare della cioccolateria Vetusta Nursia
Arianna Verucci, titolare della cioccolateria Vetusta Nursia

Norcia, 17 novembre 2018 - Parla e ride, innamorata del suo lavoro, entusiasta di regalare dolci sogni, una pausa di ristoro per provare a pensare che le cose potranno tornare davvero come prima. Ma non come dicevano i politici, ricordate, ricostruiremo tutto dov’era e com’era. La gente è più saggia, sa bene che quello è solo uno slogan. Come prima vuol dire con la grinta e la passione dei ‘vecchi’, da trasmettere ai ragazzi. Arianna Verucci, bionda e solare, titolare della Cioccolateria Vetusta Nursia - un’istituzione a Norcia e non solo - è stata la prima a riaprire l’azienda dopo le scosse devastanti di terremoto del 30 ottobre 2016  (video). Su una parete, in bella evidenza, un dipinto che ritrae i genitori. Morti pochi mesi dopo, “per il dispiacere”. La fabbrica delle dolcezze in questi giorni è un cantiere inarrestabile. Pochi passi e già si è conquistati da odori irresistibili. Ecco le specialità, il cioccolato al tartufo nero di Norcia -“un’idea di papà, lo inventò per caso” - e il farro soffiato. Gli otto dipendenti vanno di corsa, ci sono i Babbi Natale da decorare, qui arrivano le scuole per vedere le fontane di cioccolato come nelle favole: fondente, al latte, bianca e rosa, la moda del momento. Ma questa non è una storia sdolcinata. Racconta piuttosto la tenacia, la solidità senza fronzoli. Prendete appunti sui passaggi: il 30 ottobre 2016 alle 7.40 del mattino le scosse da 6.5 di magnitudo, il terremoto più forte dopo quello dell’Irpinia (6,9, era il 1980). Il 3 novembre sul piazzale qui davanti “c’era già una gru enorme. Attorno al 12 dicembre abbiamo finito i lavori, il 6 gennaio abbiamo inaugurato”. Arianna ha lasciato le foto di com’era prima, danni ovunque, il soffitto crollato, “perché chi arriva qui non comprende subito di trovarsi in un posto tutto nuovo”. Lei è rimasta per l’amore dei genitori che iniziarono l'impresa, dei figli e anche per gli altri suoi "ragazzi",  i dipendenti che sono come in famiglia. Fa lo sguardo pensieroso, confessa: “Certe volte invidio chi è rimasto fermo, chi aspetta ancora. Mi chiedo, chissà dove sarei finita. Invece di stare qui a lottare, lottare, lottare...”. Il dubbio di un momento. Si riprende, segue l'odore dei panettoni appena sfornati, capovolti altrimenti si sgonfiano. Li presenta con un sorriso contagioso: "Ecco i miei bimbi! Queste sono calorie che fanno bene".