Norcia (Perugia), 20 febbraio 2019 - Nella stanza delle chitarre è nata la casa della musica. E sta prendendo forma un progetto, quello di un festival che ad agosto porti a Norcia il mondo. Per ricordare chi “andava ovunque ma per lui era come stare a casa. Mentre stare a casa era portare le esperienze che viveva ovunque”. Simonetta Di Giovambattista è la mamma di Emanuele Tiberi (video). Parla del suo ragazzo, tecnico del suono in concerti che erano mari di folla, base a Londra. Ma una domenica mattina all’alba, in un giorno d’estate, quel 33enne curioso e appassionato è morto nella sua piccola Norcia. “Ammazzato dal pugno di un coetaneo”, così titolarono i giornali. Si scrisse poi di una sfida, un gioco trasformato in tragedia. Accusato di omicidio preterintenzionale Cristian Salvatori, coetaneo della vittima, che giovedì comparirà davanti ai giudici di Spoleto. Il medico legale della Procura stabilisce un rapporto di causa ed effetto tra il colpo e la morte di Emanuele. Gli avvocati della famiglia aggiungono che non ci fu nessun gioco, il ragazzo è stato colpito alle spalle (citano un supertestimone). La difesa contesta la ricostruzione e chiede una nuova perizia medico-legale. Però Simonetta Di Giovambattista non vuole parlare di questo. Ci sarà tempo, ci sarà modo. Non c’è il minimo cenno di odio e risentimento, nelle sue parole. Solo amore per quel figlio che non c’è più, “ma io continuo a pensare che sia com’è sempre stato, che sia solo da qualche parte, impegnato in uno dei suoi viaggi, in uno dei suo concerti. Che prima o poi tornerà”. Intanto questa donna pensosa che non si ferma mai, presenta una nuova associazione appena nata, si chiama Hempiness e in rete viene descritta così, “è stata creata con lo scopo di organizzare un festival musicale e culturale in memoria del nostro grande amico” (http://www.hempinessmusicfestival.com). Perché la rete di ‘Manu’, come lo chiamavano, arrivava ovunque. Anche la mamma si sorprende: "Non avrei mai immaginato avesse così tanti legami. Per il suo funerale, che abbiamo celebrato proprio qui, a casa, sono arrivati da tutto il mondo. Vuol dire che questo figlio ha seminato qualcosa". È dedicato a lui l’ultimo singolo degli Sticky Fingers, girato tra Norcia e Castelluccio, per la band australiana Emanuele era sound Engineer, tecnico del suono. Una passione che lo aveva portato a studiare a Rimini, poi l’occasione della vita, a Londra, e il suo professore lo aveva incoraggiato così: “Vai! Anche se ti mettono a fare i caffè”. Invece il sogno si era realizzato, Emanuele aveva lavorato per la (grande) musica. Quella che vorrebbe portare a Norcia "ma serve l'aiuto di tanti, è un evento complesso da organizzare, dovremo raccogliere una cifra importante". Simonetta Di Giovambattista prende in mano un biglietto, nella stanza delle chitarre qui nell’agriturismo di famiglia riaperto, “perché lo avevamo ristrutturato dopo il terremoto del ’97, con quello del 2016 neanche una crepa”. Non come la casa che invece hanno dovuto lasciare. Qui – dove il marito Ernesto alleva pecore e il figlio Leonardo, 23 anni, gli dà una mano mentre la più piccola di casa ha solo 16 anni e va a scuola -, Simonetta ha portato i progetti di ‘Norciagorà. È vicepresidente di quell’associazione nata dopo il sisma per riannodare i legami della comunità dispersa, perché ancora dopo tre anni “la domanda non è come stai ma dove sei”. Qui, in una stanza al piano terra dell’agriturismo dove vive con la famiglia, arrivano i ragazzi a scuola di musica. Spiega: “Era il mondo di mio figlio, lui pensava fosse un antidoto alla noia, alla frustrazione e quindi anche alla violenza. In questo spazio un po’ arrangiato accogliamo un gruppo di giovanissimi tre volte a settimana per lezioni di chitarra. Così li togliamo dalla strada e magari riusciamo a interessarli per qualcosa che li fa stare insieme”. Perché Emanuele era cittadino del mondo. Ma è morto all’alba, una domenica d’estate, nella sua piccola Norcia.