Norcia, 25 novembre 2018 - Da qualche parte, là sotto, da due anni e un mese, è ancora seppellito un capolavoro del Seicento. Ma non è solo una grande tela di 4 metri da catalogare tra i reperti dell’arte colpita al cuore dal sisma del 2016. Quel che ci manca è un simbolo nel simbolo. Perché il dipinto di Filippo Napoletano (1621) rappresenta l’imperatore Totila re dei Goti che si prostra a San Benedetto, patrono d’Europa, inventore del monachesimo occidentale. E allora da qualche parte, là sotto metri di macerie nella basilica di Norcia squarciata dalle scosse devastanti del 30 ottobre 2016 - c’è da recuperare l’anima di questa chiesa che tutti vogliono rivedere splendida com’era. Anche se Alfiero Moretti, capo della Protezione civile in regione ma anche architetto, mette in guardia: “Certo, la basilica sarà ricostruita in pietra. Nessuno pensa a un edificio in ferro e vetro. Non ci saranno stravolgimenti. Ma bisogna anche trovare una soluzione adeguata per un miglioramento marcato della sicurezza. Per non essere daccapo tra vent’anni”. Dal Settecento ne ha visti di terremoti, la basilica di San Benedetto, “questa è la terza volta che viene ricostruita”, ricorda l’architetto Moretti. Guarda avanti. Il 30 ottobre, nell’anniversario dei due anni dalle scosse, la commissione presieduta dal professor Antonio Paolucci ha completato i lavori e ha consegnato le linee d’indirizzo al ministero dei Beni culturali. E ora? L’ingegner Paolo Iannelli, soprintendente speciale delle aree colpite dal sisma, llustra i passaggi: “Stiamo lavorando sul documento preliminare. Siamo in contatto con il Consiglio nazionale degli architetti che studierà la piattaforma, perché si farà un concorso di progettazione internazionale. Previsione realistica? Si potrebbe bandire nei primi mesi dell’anno prossimo. I soldi? Sono l’unica cosa di cui non ci preoccupiamo”. Moretti chiarisce: “Dalla Ue sono arrivati 6 milioni”.
Ma purtroppo siamo ancora alle macerie, “finora abbiamo liberato un terzo della navata - spiega la soprintendente regionale Marica Mercalli –. Contiamo di recuperare la tela di Filippo Napoletano, che dovrebbe trovarsi all’incrocio tra la navata centrale e il transetto sinistro. Non ci siamo ancora arrivati”. Ma non siamo in ritardo, ormai superato anche il giro di boa dei due anni? “No - obietta la dirigente -. Perché prima ci siamo occupati delle messe in sicurezza, un lavoro lungo, durato più di un anno". A completare il quadro, "le procedure complesse da seguire per fare poi gli affidamenti alle ditte che collaborano con noi”. Ma quanto si è speso finora? “Tra un milione e 300mila e un milione e mezzo - stima la soprintendente -. Di lavoro ce n’è stato tanto. Poi è vero, abbiamo avuto anche fasi di fermo, dovute ai motivi amministrativi". Infine Mercalli assicura: "Nessuno stravolgimento. Sarà una ricostruzione filologica, riproporrà la fisionomia dell’edificio, con un potenziamento della sicurezza antisismica. Le macerie della basilica sono state portate in un deposito, a Santa Scolastica, sono state numerate e classificate. Mi riferisco naturalmente a quelle di tipo, a, che conserviamo per la ricostruzione. Le altre, irrecuperabili, sono state mandate a discarica”.