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Terremoto, "da 7 mesi le macerie bloccano il progetto della basilica di San Benedetto"

Il sindaco di Norcia si tiene lontano dai toni polemici ma si dice preoccupato, "restituiamo questa piazza al mondo". Il problema: la copertura finanziaria è arrivata alla Soprintendenza solo da pochi giorni 

di RITA BARTOLOMEI
Ultimo aggiornamento il 14 giugno 2018 alle 16:50
La basilica di San Benedetto a Norcia

Norcia, 13 giugno 2018 - Il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, misura le parole e si tiene alla larga dalle polemiche. Ma dice di essere “preoccupato”. “Da oltre sette mesi - ricorda - siamo fermi con la rimozione delle macerie nella basilica di San Benedetto. Questo perché ancora una volta la Soprintendenza deve utilizzare gli strumenti ordinari messi a disposizione dal codice degli appalti. La Regione ha i fondi, dieci milioni della Ue, ma non possiamo partire con il progetto. Ci sono ancora due metri e mezzo di rovine da portare via”. Alemanno pensa alla piazza, ormai un simbolo a livello mondiale. Insiste: “Abbiamo assolutamente la necessità di restituire quanto prima il centro storico di Norcia ai nostri cittadini ma anche alla comunità nazionale e internazionale. Chiaro che questo non potrà avvenire finché non saremo pronti con la basilica. San Benedetto assume, com’è facile immaginare, un ruolo simbolico che va di gran lunga al di là della mera realizzazione dei lavori”.  Il problema? La copertura finanziaria - condizione indispensabile per muoversi - è arrivata da pochi giorni. I fondi per la rimozione sono coperti dalla Protezione civile, per cercare di mandare avanti il cantiere la Soprintendenza ha fatto uno stralcio di 300mila euro su un milione. Concesso grazie alla rendicontazione delle spese presentata dal segretariato Beni culturali umbro. L’apertura del cantiere sarà dunque questione di giorni? Questo è l’auspicio. Intanto il sindaco Alemanno si fa qualche domanda. “Come dovremo ricostruire la basilica - si chiede -? Dobbiamo pensare a un intervento filologico, che riposizioni in ogni luogo le pietre così com’erano, oppure dobbiamo porci il problema di sostituirne una certa quantità, andata distrutta? E per farlo usiamo le stampanti 3 D, maciniamo il materiale di risulta e ricostruiamo i pezzi che mancano? Oppure li sostituiamo con vetro o legno, per rendere visibile il passaggio del tempo? Manca una sola parete ma se non disponiamo di queste informazioni, non possiamo avviare il progetto. Quindi diventa dirimente che la Soprintendenza dia il via ai lavori di recupero definitivo”.

 

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