Mafia nigeriana, il nuovo libro di Sergio Nazzaro
Mafia nigeriana, il nuovo libro di Sergio Nazzaro

Torino, 27 ottobre 2019 - “E cosa credevi,  che potevi salvare il mondo con questa indagine? Che salvavamo tutti gli innocenti e punivamo i cattivi e ci facevano anche un tappeto rosso sul corso principale di Torino e ci davano le medaglie al valore?”. Provoca il commissario della polizia locale Fabrizio Lotito anzi Riggs, come lo chiamano i suoi, in "Mafia nigeriana: la prima inchiesta della squadra anti tratta" di Sergio Nazzaro, pubblicato da Città Nuova Editrice. A capo della Sat torinese - esperimento unico in Italia -, con pochi uomini e pochi mezzi l'ex sottufficiale dei carabinieri, "vigile urbano" per amore della moglie, ha fatto il colpaccio, arrivando ai capi del potentissimo cult Maphite, in vetta alla piramide della mafia nigeriana. Il libro racconta il retroscena dell'operazione Athenaeum (2012-2016).

Tutto parte dalla denuncia di Glory, una delle tante ragazze sfruttate. Pareva la solita storia di prostitute, quelli erano i compiti della "squadretta" voluta con grande lungimiranza dall'allora procuratore capo Giancarlo Caselli. Invece quattro anni di indagini serrate e 500mila intercettazioni hanno portato a decine di arresti,- con appendici recenti in altre città d’Italia, come Bologna. Quella che racconta Nazzaro - tra i giornalisti più esperti di mafia nigeriana, i suoi reportage sono partiti da Castel Volturno - è un’inchiesta fatta alla vecchia maniera, con pedinamenti e lettura delle carte. “È l’understatement sabaudo che ha fatto la differenza”. L’osservazione del pm Stefano Castellani dà la chiave di lettura, sembra una battuta ma è un’analisi che spiega benissimo il valore dell’operazione torinese. Chi l’avrebbe mai detto? Quelli che una volta si chiamavano vigili urbani si mettono a studiare la mafia nigeriana e incastrano uno dei boss più attivi a livello mondiale, intercettato in un super vertice a Bologna. E questo è il valore del libro di Nazzaro, che nelle sue ricerche è partito dal sud ma oggi ci segnala quel che il commissario Lotito ripete sempre nelle interviste: attenzione, la mafia nigeriana ha radici profonde al nord, e noi siamo distratti perché la polemica politica soffoca lo studio del fenomeno e distorce la visione. “Bisogna essere specializzati, solo così si può affrontare un problema e venirne a capo per davvero". La citazione di Caselli fatta propria dall’autore calza a pennello.

Castellani osserverà, sinceramente ammirato, con Lotito: non avete sparato un colpo. Più intelligence che scenografie spettacolari. Come dice il commissario ai suoi uomini: non sconfiggiamo il fenomeno ma facciamo bene la nostra parte nella fetta di mondo che c’è stata assegnata. Che soddisfazione per la “squadretta” di Lotito sapere quello che i boss nigeriani intercettati si dicono, dopo il colpaccio: “Torino è bruciata non va bene. È rischioso, c’è gente cattiva fratello. Sono fantasmi, ti ascoltano, sanno sempre tutto di te”.  Già: le idee - e i risultati - camminano sulle gambe delle persone.