Roma, 3 marzo 2019 - La storia dei terremoti d’Italia passa anche dalle casette. Mentre s’allunga la lista dei guai di quelle consegnate agli sfollati del sisma 2016 - il problema più serio: muffe sotto i pavimenti in tre regioni - in Friuli gli alloggi che vennero scelti dai sindaci dopo le scosse devastanti del ’76 oggi sono affittati ai turisti. E godono di buona salute anche i villaggi tra Umbria e Marche realizzati dopo il terremoto del ’97, quello del crollo nella basilica di Assisi che fece il giro del mondo. Mettiamo a confronto i numeri. Per il sisma 2016 - che ha coinvolto 4 regioni e 138 comuni, provocando 67mila sfollati - sono state ordinate 3.863 casette. A quasi tre anni dalle prime scosse, iniziate nella notte del 24 agosto 2016, ne restano da consegnare 72: 38 in Abruzzo, 24 in Umbria e 10 nelle Marche. Furono invece 100mila gli sfollati dopo il terremoto devastante del Friuli, che tra il 6 maggio e il 15 settembre del '76 provocò 990 morti in meno di un minuto. Il premier Aldo Moro nominò subito Giuseppe Zamberletti commissario speciale all’emergenza. Da quell’esperienza - che resta nella storia come l'esempio più virtuoso - nacque la Protezione civile. L’onorevole, scomparso il 26 gennaio, spiegò: “Consegnammo 20mila casette in sette mesi”. Oggi, a distanza di 43 anni, cinque villaggi sono stati conservati e vengono affittati ai turisti. Sono tutti nel comune di Cavazzo Carnico, 1.200 abitanti in provincia di Udine. Tra i più belli quello di Cesclans, al Colle del Nibbio. Venduto agli Scout di Comons, è frequentato da giovani in arrivo da tutta Italia. E furono almeno un migliaio gli alloggi realizzati in Umbria dopo il sisma del ’97 (11 morti, 100 feriti, 100mila edifici danneggiati). Anche in questo caso, le casette sono ancora in buono stato di conservazione e vengono affittate.