Rosanna Mazzia, presidente borghi autentici d'Italia
Rosanna Mazzia, presidente borghi autentici d'Italia

Roma, 3 luglio 2019 - Rosanna Mazzia è sindaco di Roseto Capo Spulico, in Calabria, posto incantato, dominato da un castello templare di Federico II a picco sul mare. Ma da qualche mese è anche presidente dei borghi autentici d’Italia, l’associazione che raccoglie 280 comunità, 16 regioni, un milione di abitanti.

Sindaco, si è appena concluso il vostro meeting. Un viaggio nella bellezza ma anche nei problemi irrisolti. I borghi - come ha dimostrato il terremoto del 2016, che coinvolge altri piccoli centri -  riescono a farsi sentire poco.
“Io parlerei di eroismo. Siamo il sistema portante dell’Italia. Ma il divario con le città su ricchezza e servizi è diventato insostenibile”.
Parlate di comunità.
“Al di là delle mura, che sono importanti, al di là del patrimonio culturale, archeologico, ambientale, la comunità è il bene più prezioso. Indica un aggregato di persone, usi, costumi, sapori e odori. Per questo ci chiamiamo autentici. Non i più belli, non i migliori. Abbiamo puntato sulla vivibilità ambientale, molto di quanto proponiamo è rivolto a questo. Cerchiamo di ragionare molto sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio”.

Roseto Capo Spulico, paesaggio da cartolina

Scuole, ospedali, poste ma anche connessione: la spina dorsale del paese resta sempre... scomoda.
“Per questo siamo impegnati sulla legge salvaborghi. Un’azione politica che nasce dalla lobby stretta con altre associazioni. Manca ancora la parte attuativa e stiamo cercando in Parlamento le alleanze necessarie. I borghi sono un tema culturale, oggi all’ordine del giorno”.
Siamo nel tempo della riscoperta. Favorita dai cammini che anche quest'anno attraversano l'Italia.
“Fino a poco tempo fa, i borghi erano un simbolo di arretratezza. Oggi c’è un ritorno, favorito anche da associazioni come la nostra che si occupano di valorizzarli sotto il profilo turistico, creando destinazioni non di massa ma di qualità”.
La vostra associazione è nata quindici anni fa, fino ad oggi cosa avete ottenuto?
“È senz’altro merito di borghi autentici se esistono una trentina di cooperative di comunità, tanti giovani che lavorano assieme a genitori e nonni, si procurano lavoro e decidono di rimanere a vivere nei luoghi d’origine per contrastare lo spopolamento”.
Resta il divario.
“Non solo. In Italia 613 comuni non ricevono ma danno. Centri come il mio, turistici. Roseto per dieci mesi conta meno di 2mila abitanti, nel resto dell’anno arriva a 35-40mila. Percentuali di Imu e Tasi al 66%, significa che non ho la possibilità di pagare gli stipendi. Lo Stato ragiona così: introiti troppi soldi per quello che ti serve. Ma non considera che devo fornire reti, servizi, infrastrutture”.
Il principio del fondo di solidarietà non conosce eccezioni.
“Proprio così. Il nostro destino è deciso da un algoritmo nazionale. Il principio è solido: chi ha più entrate che non gli servono a garantire servizi essenziali ai cittadini, restituisce risorse allo Stato centrale che poi le redistribuisce ai comuni con meno possibilità. Ma in questo caso non può funzionare, nel 2016 stavo per dichiarare il dissesto. Il mio stipendio? Novecento euro al mese netti. Un sussidio, se consideriamo le responsabilità e il lavoro che dedico quotidianamente al Comune. Sono avvocato, ma chi ha più tempo di esercitare?”.