MPS Private Banking e Business Imprese
MPS Private Banking e Business Imprese

Archiviata la trattativa con UniCredit, in attesa dell’aggiornamento del piano industriale, Banca Monte dei Paschi scommette sulla nuova struttura che ha unito i segmenti corporate e private banking. Si chiama Business Imprese e Private Banking, al suo vertice c’è Maurizio Bai, che coordina il mercato Private Banking, affidato a Francesco Rossi, il mercato delle Pmi e Small business, coordinato da Devis Pezzino, e i grandi gruppi con a capo Carmelo Giansiracusa.
«Le vecchie segmentazioni tra grandi corporate, piccole e medie imprese e small business non hanno più molto senso - è Maurizio Bai che spiega la filosofia della nuova unità di business del Monte -. Partiamo dalla rete dei grandi gruppi. La Banca ha dato vita a 18 team in Italia, chiamati a dare risposte sul territorio alle grandi aziende e alle istituzioni finanziarie per un seguimento specialistico e un’assistenza su operazioni complesse».
Non sono tante le grandi imprese, pesano più le piccole e medie
«Senza dubbio, ma anche per loro le vecchie regole non reggono. Un’azienda con volume d’affari fino a 50 milioni di euro ha le stesse esigenze di quella che fattura 300 milioni. Il presidio delle imprese, il mercato delle pmi e dello small business è guidato da Devis Pezzino, che ha maturato una grande esperienza nel Nord Est e sul territorio».
Manca la terza unità, il private banking.
«E’ divisa in due, con il private che gestisce clientela con patrimoni sotto i 5 milioni di euro, mentre il Family office si occupa dei grandi patrimoni familiari e degli attivi delle grandi istituzioni finanziarie. Abbiamo 60 centri Mps private in Italia e 5 Family office che seguono le Fondazioni, i grandi enti, le casse di previdenza, che hanno bisogno di gestire la liquidità e i flussi finanziari».
Non resta molto fuori dal recinto. Al Monte farà tutto la nuova unità?
«C’è la componente privati, incluso il private, che rappresenta il 56% dei ricavi di Banca Monte dei Paschi, il 44% è nella componente imprese. La filosofia non è dividere la banca in due, ma dare una specializzazione differente sul territorio. I direttori delle filiali non sono tuttologi, le esigenze delle imprese, dei clienti private, ruotano su servizi specialistici, consulenze dedicate ma soprattutto interlocutori che affiancano l’imprenditore nei progetti aziendali e personali di investimento».
Quali sono gli avamposti del Monte dei Paschi per portare la specializzazione sui territori?
«Sono i centri Agrifood e i centri Agevola+, i primi dedicati all’agroalimentare e alle filiere d’eccellenza, i secondi focalizzati sulla finanza agevolata, in particolare quella del Piano Nazionale di ripresa e resilienza e della Next generation Eu. E’ una scommessa cruciale, visto che saranno le banche ad aiutare le imprese e i cittadini ad accedere ai bandi. Le grandi aziende hanno strutture specialistiche di supporto mentre per le piccole aziende servono intermediari qualificati che portino valore aggiunto».
Quanti sono i centri Agevola+?
«Per ora sono 10, a regime saranno 21. Da alcuni anni lavoriamo con una start up che si chiama Trovabando, vincitrice di Officina MPS nel 2017, piattaforma digitale che agevola l’individuazione dei bandi europei, governativi, ministeriali in base alle caratteristiche di ogni azienda. I centri Agevola+ sono la trasformazione fisica e l’evoluzione di quell’esperienza per supportare le imprese nei nuovi bandi del Pnrr. In ogni centro c’è un team di 2-3 esperti e consulenti».










E i centri Agrifood? Sono la nuova versione della Banca verde, un marchio Mps?
«Da marzo 2021 ne abbiamo aperti 12, sono a Valdobbiadene, Asti, Suzzara, Modena, Firenze, Grosseto, Chieti, Sabaudia, Caserta, Battipaglia, Cerignola e Pachino. L’obiettivo è crearne 30, in sedi diverse. Prendiamo il caso di Pachino, un territorio distintivo. Il presidio territoriale è in aiuto alle 150 imprese della filiera per accompagnarle in tutti i processi. Una delle prossime aperture sarà, ovviamente, Montalcino, con tutte le sue eccellenze, dal Brunello al miele, dall’olio allo zafferano».
La sfida più impegnativa è quella del private?
«L’intenzione è gestire l’imprenditore a 360 gradi, pensare sia alla sua finanza personale che a quella dell’azienda. Già oggi un imprenditore è seguito da un team. Ma chi sa tutto dei suoi investimenti e delle sue scelte finanziarie è spesso il private banker. La novità consiste nel fatto che sia il private che il corporate avranno la stessa formazione, conoscono le strategie di investimento della banca, sanno su che servizi puntare. E’ un nuovo modello di advisory integrato, che consente al cliente imprenditore di coprire i suoi bisogno a 360 gradi, dalla ottimizzazione della liquidità aziendale a soluzioni di investimento personali e dedicate».
La nuova struttura ha traguardi da raggiungere?
«Ovviamente sì, non solo l’acquisizione di nuovi clienti. Business Imprese e Private Banking è anche la struttura di coordinamento commerciale delle società prodotto di Mps, da Capital Services a Leasing&Factoring, fino a Mps Fiduciaria. Sinergie che danno corpo alla gestione a 360 gradi».
Mps Capital Services avrà funzioni diverse?
«E’ una delle quattro banche che è stata autorizzata ad asseverare i progetti di filiera. Ci sono già stati 22 incontri con grandi imprese che guidano questi piani che vanno dal produttore alla tavola, se si parla di agrifood. Le aziende campione sono leader nel loro settore. Molti bandi del Pnrr privilegiano l’economia green e le filiere. Per quanto riguarda il Private, infine, la collaborazione con Mps Fiduciaria permette di assistere i clienti anche per soluzioni mirate nei passaggi generazionali nelle aziende».