Giacomo Bertagnolli

«Colpa d’Alfredo!». Come nella canzone di Vasco, sissignore. C’è la responsabilità di un Alfredo, che poi sarebbe il nonno, nella fresca avventura di Giacomo Bertagnolli. Diciotto anni, liceale, istituto di scienze umane, ma anche e soprattutto campione del mondo Paralimpico nella super combinata di sci alpino. aFra due mesi in Corea andrò a caccia di cinque medaglie – sospira il ragazzino –. Oltre alla super combinata disputerò anche la discesa, il gigante, lo slalom e il superg».

Niente paura delle bombe, di Trump e di Kim? «Beh, io credo che prevarrà il buon senso. Tra Olimpiade e Paralimpiade, il mondo vedrà qualcosa di bello».

Meglio lo sport della guerra. «E’ banale dirlo, ma non dobbiamo avere paura dei buoni sentimenti».

Nonno Alfredo non saprebbe esprimersi meglio. «Lui mi ha incoraggiato molto, insieme ai mei genitori. Il nonno ha trovato il primo sponsor, i Caprari di Modena. Sono nato con una atrofia al nervo ottico, ma quando nemmeno avevo tre anni mi avevano già messo gli sci ai piedi».

Una sfida al buio, in tutti i sensi. «La mamma è di Formigine, provincia di Modena. Il papà è di Cavalese, nel Trentino. Sulla neve ci sono cresciuto». Il bianco e il nero. «Qualcosa vedo, poco poco. Mi aiuto con i suoni, i rumori».

E con la guida. «Fabrizio Casal ha la mia età. Stessa scuola, anche se non siamo in classe assieme».

Come funziona tra voi, in gara? «Non sono fisicamente attaccato a lui, non usiamo una corda o una cintura. Fabrizio scende davanti a me, siamo in collegamento tramite Bluetooth. Io seguo la sua ombra e ascolto le sue parole, per copiarne la traiettoria».

I risultati arrivano. «Ho vinto l’oro mondiale nella super combinata, una prova di superg e una manche di slalom. Ma l’oro nella Paralimpiade sarebbe il massimo, ci mancherebbe». Come stiamo a concorrenza? «Folta e pericolosa. Ci sono canadesi, slovacchi, spagnoli, eccetera».

Non sarà semplice. «Eh, ho anche l’esame di maturità da preparare. Per ora la pagella è buona, ho quasi la media dell’otto».

Ma a marzo niente lezioni, ci sono le cinque gare in Corea. «Sono già stato sul posto un anno fa, per le gare di preparazione. Il posto è abbastanza triste, molto isolato. Ma le piste sono belle, si adattano alle mie caratteristiche».

Che promessa facciamo al nonno, caro Giacomo? «Almeno una medaglia. Se ne arrivano di più, beh, sarà colpa, anzi, merito di Alfredo... ».