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Davide Bendotti e la Corea grazie a mamma Rosa

Fu la mamma a incontrare sullo skilift un ragazzo amputato: che le spiegò come avviare allo sport il figlio

di Leo Turrini
Ultimo aggiornamento il 8 marzo 2018 alle 16:16
Davide Bendotti (CIP)

«VICINO a casa nostra, a Colere nel bergamasco, ci sono gli impianti di risalita. Un giorno Rosa, mia madre, ha incontrato un ragazzo amputato in coda allo skilift. Ha chiesto informazioni ed è nato tutto così... ». Davide Bendotti, 24 anni tra pochi giorni, sarà una delle speranze azzurre alla Paralimpiade Bianca in Corea, tra poco più di un mese. «Sono iscritto a tutte le prove di sci alpino -racconta- Lo slalom, la mia disciplina preferita. E poi gigante, superg, discesa e combinata».

Chances di medaglia? «Eh, non esageriamo con le aspettative, la concorrenza internazionale è fortissima, anche tra gli amputati. Ma il solo fatto di esserci rappresenta il coronamento di un sogno».

Coltivato da sempre. «Nel 2011 sono incappato in un terribile incidente. Ero in moto con un amico, guidava lui. L’ho perso per sempre in quell’attimo fatale. Io mi sono salvato. Prima giocavo a pallone, tifavo e tifo ancora per l’Atalanta, il mio idolo era David Beckham, l’asso di United, Real e Milan. Ma senza la gamba sinistra non potevo più immaginare di battere le punizioni come lui».

Poi mamma Rosa ha fatto quell’incontro allo ski lift. «Nel 2014 ho debuttato nelle competizioni per disabili a Prato Nevoso. L’anno successivo ho iniziato a gareggiare anche all’estero, in Austria».

Un impegno totalizzante. «Praticamente fra allenamenti e sfide al cronometro non faccio altro! Mi hanno aiutato anche le sorelle Fanchini, Nadia e Elena. Ho lavorato spesso con loro in palestra, sono persone meravigliose, hanno sempre superato incidenti e malattie, sono sicuro che accadrà anche questa volta».

Fanchini a parte, sulla neve chi ammiri di più? «Beh, sarò banale ma adoro lo slalom e allora uno come Marcel Hirscher, il fenomeno austriaco, rappresenta l’idolo assoluto».

Anche Hirscher sarà ai Giochi in Corea. «Beh, meglio evitare i paragoni con un simile fuoriclasse. Piuttosto,se sono qui e se vado in Corea debbo ringraziare un po’ di gente. La mamma, papà Giovanni, mio fratello Guido. La Fisip, la federazione Paralimpica per gli sport invernali. E la mia società, la Polisportiva Disabili della Valcamonica».

Vai in Asia anche per loro. «Io credo molto nella forza dell’esempio. Uso i social per far conoscere la mia attività, le mie esperienze. Se anche un solo disabile si dedicasse allo sport, all’agonismo, dopo aver letto di una mia gara, ecco, questa sarebbe la soddisfazione più grande».

Meglio di una medaglia. «Sul podio della Paralimpiade spero di salirci nel 2022 a Pechino, adesso mi manca ancora qualcosa in termini di esperienza. Ma di una cosa sono sicuro e vorrei condividerla con tutti».

Sentiamo. «Faccio più cose oggi di una volta! Aver perso una gamba non mi ha tolto la voglia di vivere e nemmeno quella di vincere. Nella vita e sulle piste di neve».

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