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"Con il nostro Buffon anche noi puntiamo a vincere il Mondiale"

La storia di Daniel Priami e della Nazionale Amputati di calcio

di Leo Turrini
Ultimo aggiornamento il 8 marzo 2018 alle 16:16
Daniel Priami (Youtube)

«ALL’INIZIO di ottobre abbiamo partecipato ai campionati europei, in Turchia. Ci siamo classificati al quinto posto e ci siamo qualificati per il mondiale in Messico del 2018… ». Rubando uno slogan alla Settimana Enigmistica, forse non tutti sanno che è possibile giocare a pallone anche quando il destino ti ha tolto un braccio o una gamba. Esiste una meravigliosa Nazionale di Calcio degli amputati, sissignore. I calciatori di movimento sono sprovvisti di un arto inferiore, agli estremi difensori manca un arto superiore. Emiliano Gronchi, classe 1973, livornese di Rosignano Solvay, allena proprio i portieri di questa squadra speciale. Anzi, unica. «Ho la licenza Uefa e faccio parte dello staff del Pontedera, campionato di serie C per quelli che chiamiamo normodotati, mi occupo della Under 15 – racconta –. Ma poi nella mia vita ad un certo punto è entrato il Buffon degli amputati… ». «Le narro una storia, quella di Daniel Priami. Da ragazzino era fortissimo tra i pali. Incappa in un terribile incidente di gioco e perde un braccio, il destro. Quando ormai era pronto per debuttare nel calcio che conta».

E poi? «Daniel aveva diciassette anni. Per un lungo periodo non ha più voluto saperne, del pallone. Quando gli è tornata la voglia di provarci, a me è arrivata una telefonata da parte del Milan. La società rossonera chiedeva se ero disposto a seguire Priami nel suo tentativo di riappropriarsi del calcio, in una dimensione diversa».

E’ stato facile accettare? «Guardi, è una esperienza stupenda. Daniel ha lavorato con me fino ad ora insieme a portieri normodotati. E’ un fenomeno ed è anche un esempio. Sa, quando il titolare si lamenta perché gli fa male un polso, beh, vede Daniel e capisce cosa conta davvero, nella vita».

Come siete arrivati alla Nazionale degli amputati? «La squadra è affiliata al Csi, il centro sportivo italiano. Almeno una volta al mese ci ritroviamo per l’allenamento di gruppo e per una serie di esibizioni. Banalmente, l’obiettivo è dimostrare che non è mai finita. Si può giocare a calcio anche con le stampelle, lo sa?».

Ci credo. «Andiamo in giro per le scuole, facciamo conoscere la nostra realtà, trasmettiamo una speranza».

E quanti sono gli azzurri? «Per il momento una ventina, da ogni parte d’Italia. Contiamo di ampliare la base di reclutamento attraverso la conoscenza. Piano piano, facciamo passare il messaggio».

La Figc, quella di Tavecchio, vi aiuta? «Il nostro gruppo ha un rapporto splendido con Damiano Tommasi».

L’ex campione della Roma. «Lui. E’ molto sensibile all’iniziativa. Invece con la struttura federale la relazione è meno fluida, per usare un eufemismo.Ma la nostra causa è stata presa a cuore da Luca Pancalli, il presidente del comitato paralimpico».

Andrete ai Giochi di Tokyo, nel 2020? «Per quella edizione il calcio degli amputati forse sarà inserito nel programma delle discipline dimostrative. Per Parigi 2024 contiamo di esserci».

A giocare a pallone per una medaglia. «Un portiere formidabile come Daniel Priami non ce l’ha nessuno. Buffon ha vinto il mondiale, con lui potremmo vincere il nostro mondiale in Messico l’anno prossimo e la Paralimpiade, perché no?».

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