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Arianna Talamona, una campionessa sempre alla moda

Oro agli Europei nel nuoto, protagonista alle ultime Paralimpiadi, la Talamona è anche fashon blogger e fermamente convinta di un concetto: "Il mio idolo non è la Pellegrini ma Katinka Hosszu, l'ungherese che partecipa a tutte le gare"

di Leo Turrini
Ultimo aggiornamento il 8 marzo 2018 alle 16:16
Arianna Talamona (Facebook)

IL FILO di Arianna: sarebbe il titolo perfetto, per quanto banale!, per la storia della campionessa europea di nuoto paralimpico sui 200 misti. Del resto, a seguire i percorsi esistenziali di Arianna Talamona, classe 1994, eh, un po’ si rischia di perdersi. Dico: stiamo parlando anche di una fashion blogger… «In effetti da un po’ curo un blog che si occupa di moda – sospira la signorina di Malnate, provincia di Varese –. E’ una esperienza divertente, si chiama Lo stile di Arianna, intendo il blog».

Fidanzata con un rapper come la Ferragni con Fedez? «Sono fidanzata, ma con un informatico. E va benissimo così».

E cosa c’entrano i vestiti con i costumi da piscina? «Ah, la mia storia in pratica comincia dalla nascita. Vengo al mondo con una patologia neurologica degenerativa, la sindrome di Strumpell-Lorraine».

Conseguenze? «Ne soffriva e ne soffre ancora la mamma. Per capirci, fatico a camminare, debbo spesso usare la sedia a rotelle».

Il nuoto era una terapia? «Assolutamente sì, avevo sei anni quando ho scoperto l’acqua. Nuotavo per alleviare i disturbi alla schiena».

C’erano già, nell’aria, i sogni di gloria paralimpica? «Per niente. Anzi, non volevo proprio dare retta agli istruttori e agli amici che mi suggerivano di buttarmi nell’agonismo».

In effetti la moda deve essere meno faticosa. «Sicuro! Pensi che adesso dal lunedì al sabato mi alleno ogni giorno per tre ore e poi ci sono anche le sedute di palestra. Ma ne vale la pena».

Quando è scattata la molla? «Nel 2009, andavo ancora alle medie. A Varese c’è una società, una polisportiva fantastica per i disabili, si chiama Polha. Hanno tanto insistito che alla fine mi sono iscritta ad una gara».

E fu amore a prima vista. «Un colpo di fulmine, lo ammetto. Non ho più smesso. Sono entrata nel giro delle competizioni e il resto fa parte del mio curriculum».

Prova preferita in acqua? «Io adoro i misti. Il titolo europeo nei 200 l’ho vinto a Funchal, in Portogallo. Mi sono anche anche qualificata per la finale della Paralimpiade di Rio, ero l’unica europea in lotta per le medaglie, sono arrivata sesta. E settima nei 400 stile libero».

Arianna la polivalente. «Faccio anche i 100 dorso e i 100 rana. In effetti il mio idolo sa come si chiama?».

Italia per Italia, immagino Federica Pellegrini. «Sbagliato. Ammiro tantissimo Fede, ma il mito assoluto è Katinka Hosszu, l’ungherese che partecipa a tutte le gare o quasi. La chiamano Iron Lady».

Anche Wonder Woman. Dicono abbia un marito difficile, la Hosszu. «Ma io non faccio gossip, semmai mi occupo di moda e debbo anche studiare, ho preso la laurea triennale in psicologia a Milano, ora sto andando avanti con la biennale».

Tra il blog e la tesi vediamo di non perdere il filo di Arianna, la Paralimpiade di Tokyo mica è poi così lontana… «Infatti voglio assolutamente andarci, magari sul blog commento le divise di tutti i partecipanti alla cerimonia di apertura… ».

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