Mercoledì 24 Luglio 2024
Giulia Orlano e Costanza Pinna Berchet
Merito e mobilità sociale

“Uno dei segreti del successo di Me.Mo. Merito e mobilità sociale? La comunicazione tra pari e il coinvolgimento di allieve e allievi tutor”

Intervista a Paola d’Agostini, insegnante di fisica al Liceo “Caterina Percoto” di Udine per parlare del “primo contatto” con gli studi universitari e del valore aggiunto del progetto della Scuola Sant’Anna: “Resta fondamentale il coinvolgimento delle scuole superiori sul territorio”

Nel riquadro la professoressa Paola D’Agostini

Nel riquadro la professoressa Paola D’Agostini

Pisa, 19 giugno 2024 – Paola D’Agostini insegna matematica e fisica al Liceo “Caterina Percoto” di Udine, dove è impegnata come docente referente per il progetto Me.Mo. Merito Mobilità Sociale. Questa intervista è l’occasione per affrontare temi come orientamento in uscita e formazione universitaria, ma anche per riflettere sul ruolo che le scuole superiori e gli atenei possono svolgere per avvicinare studentesse e studenti al loro futuro, per favorire una crescita prima personale e poi professionale.

Foto di gruppo a margine di attività del progetto Me.Mo Merito e Mobilità Sociale a Udine
Foto di gruppo a margine di attività del progetto Me.Mo Merito e Mobilità Sociale a Udine

Qual è il ruolo dei docenti delle scuole superiori nell'orientamento in uscita, verso gli studi universitari, delle studentesse e degli studenti?

“Le docenti e i docenti hanno un primo fondamentale ruolo indiretto, che è quello di contribuire a far nascere degli interessi nelle studentesse e negli studenti; questo dipende molto dalla didattica: infatti, finché si è alle scuole superiori una materia può essere ‘amata’ o ‘odiata’ anche in funzione del docente. Il tipo di relazione che il professore instaura con la classe diventa quindi un elemento decisivo nell’alimentare passioni e nel motivare studentesse e studenti a proseguire gli studi in una certa direzione. I docenti svolgono anche un ruolo più diretto: a partire da quest’anno scolastico, infatti, é stato introdotto nel curriculum un percorso di orientamento di 30 ore, distribuite fra le diverse discipline, con la supervisione del docente ‘orientatore’”.

Questo percorso di orientamento può essere utile anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono degli studi, risultato anche di un orientamento non sempre adeguato?

“Di certo l’orientamento curricolare è stato avviato anche per rispondere al fatto che il tasso di abbandono universitario in Italia non è affatto trascurabile ed è indice della necessità di agire in maniera strutturata nell’indirizzare gli studenti verso gli studi universitari. L’introduzione degli orientatori, formati con rapidi corsi estivi, ha tuttavia messo in parte in difficoltà le scuole, suscitando alcune perplessità tra i docenti. L’idea è infatti ottima, ma noi insegnanti pensiamo che un compito così delicato dovrebbe preferibilmente essere svolto da figure professionali specifiche, considerato che un orientamento efficace costituisce un presupposto per la diminuzione del tasso di dispersione negli studi universitari”.

Foto di gruppo a margine di attività del progetto Me.Mo Merito e Mobilità Sociale a Udine
Foto di gruppo a margine di attività del progetto Me.Mo Merito e Mobilità Sociale a Udine

Un istituto superiore come quello dove insegna quali iniziative può organizzare per favorire l’orientamento in uscita delle sue studentesse e dei suoi studenti?

“Le scuole superiori devono in primo luogo far conoscere le opportunità del proprio territorio, che sono fortunatamente numerose. Ad esempio, gli atenei della nostra regione, il Friuli-Venezia Giulia, e delle regioni limitrofe offrono in momenti diversi dell’anno eventi come gli Open-Day con laboratori e lezioni aperte, che risultano molto motivanti per coloro che vi partecipano. Inoltre, gli istituti dovrebbero sfruttare sempre di più, quali esperienze insostituibili di orientamento, i ‘Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento’, che - soprattutto nel caso dei licei - devono configurarsi come percorsi orientanti, assai più che come ‘stage’ in azienda. I ‘Percorsi per le Competenze Trasversali e Orientamento’ costituiscono per i giovani un’occasione unica per confermare o rimodulare i propri interessi”.

Può raccontare alcuni esempi di orientamento riuscito, oppure anche non riuscito, che ha vissuto in prima persona come insegnante?

“Insegno matematica e fisica in un liceo delle scienze umane, quindi in un corso di studi a vocazione umanistica, terminato il quale molto spesso studentesse e studenti si dirigono verso facoltà come scienze della formazione, giurisprudenza, mediazione culturale. Mi viene in mente la scelta universitaria compiuta da una studentessa con cui avevo instaurato un rapporto molto intenso: si è iscritta a fisica e sta ora concludendo un percorso accademico molto positivo. Ho vissuto anche situazioni opposte: per esempio, ricordo uno studente molto brillante che, uscito dalla scuola, si è sentito smarrito e ha perso determinazione e impegno nello studio. La scuola era diventata per lui un rifugio sicuro che forse lo ha reso poco autonomo, lo ha gratificato molto dal punto di vista degli esiti scolastici, ma non lo ha preparato a correre nel mondo da solo; il suo futuro è stato molto condizionato da questo fatto, purtroppo in negativo”.

Come si sono rivelate le esperienze con il progetto Me.Mo. Merito e Mobilità Sociale della Scuola Superiore Sant'Anna?

“Una grandissima soddisfazione, quest’anno, è stata per me veder selezionare proprio due mie studentesse, rientrate da poco dal tirocinio residenziale alla Scuola Superiore Sant'Anna, a Pisa: mi stanno raccontando che é stata per loro un'esperienza davvero indelebile, che le ha arricchite moltissimo. Anche queste ragazze stanno ‘prendendo il volo’, immaginando il loro futuro, prima di tutto come persone, e di questo sono molto felice”.

Proprio parlando del progetto Me.Mo. provi a indicare i punti di forza e i punti di debolezza.

“Un punto di forza è il fatto che i ‘tutor’ del progetto siano allieve e allievi della Scuola Superiore Sant'Anna, poiché la comunicazione tra pari è sempre particolarmente efficace. Allieve e allievi tutor sono percepiti come ‘vicini’, non appaiono chiusi in una ‘torre d'avorio’ irraggiungibile e questo è un aspetto vincente, perché consente ai giovani studenti di intuire che chiunque può riuscire nei propri obiettivi, se ha desiderio di farlo e se si impegna. Inoltre, è strategico il fatto che le tutor e i tutor siano in una prima fase presenti sul territorio, nelle scuole di appartenenza, per far prendere fiducia ai partecipanti e che solo dopo avere posto queste basi sia previsto il tirocinio residenziale a Pisa. Un altro aspetto molto produttivo è rappresentato dal supporto fornito ai partecipanti attraverso la collaborazione con il CISIA (Consorzio interuniversitario che promuove i TOLC, i test d’ingresso per la maggioranza delle università italiane, ndr), al fine di acquisire gli strumenti necessari per l’ammissione al corso di laurea prescelto, a prescindere dalla formazione scolastica in corso. Rispetto ai punti deboli, potrei menzionare il fatto che Me.Mo. si rivolge a un numero limitato di studentesse e studenti; mi piacerebbe che ci fosse la possibilità di includerne un maggior numero. Speriamo che possa avvenire in futuro!”.

Più in generale, secondo lei, a livello di comunicazione, a livello di iniziative, qual è il ruolo delle università per orientare al meglio studentesse e studenti delle scuole superiori?

“Ritengo molto efficaci i campus estivi: la possibilità di stare una settimana in università, seguire lezioni, incontrare studenti permette di formarsi un'idea di quello che potrebbe essere il dopo. Dal mio punto di vista, però, i campus devono fornire informazioni non soltanto sui contenuti del percorso di studi, ma anche su quelli che potrebbero essere gli sbocchi lavorativi. Riconosco che si tratta di una sfida non facile, coinvolgere e mantenere alta l’attenzione di ragazze e ragazzi delle superiori. Mi sento tuttavia di concludere con un messaggio di incoraggiamento, rivolto a voi allievi tutor del Sant’Anna: quando mi sono iscritta a fisica, forse non avevo nemmeno idea di cosa fosse davvero quella facoltà; oggi invece ragazzi e ragazze si vedono offrire numerose opportunità, da migliorare e integrare, certo, ma la strada intrapresa - anche con progetti come il vostro - è quella giusta e deve continuare”.

Giulia Orlano e Costanza Pinna Berchet sono Allieve della Scuola Superiore Sant’Anna e tutor del progetto Me.Mo.