Claudio Feltrin è presidente dell’associazione di categoria FederlegnoArredo, che raggruppa tutte le aziende del settore (oltre 70mila) le quali danno lavoro a più di 300mila persone «Il nostro comparto – afferma il presidente – esporta oltre il 50% del macrosistema arredamento: questo dato è una bandiera del made in Italy e anche un punto d’orgoglio, ma significa pure che dipendiamo molto dall’estero, da quanti potranno venire qui a Milano» (ph. Giovanni Gastel)
Claudio Feltrin è presidente dell’associazione di categoria FederlegnoArredo, che raggruppa tutte le aziende del settore (oltre 70mila) le quali danno lavoro a più di 300mila persone «Il nostro comparto – afferma il presidente – esporta oltre il 50% del macrosistema arredamento: questo dato è una bandiera del made in Italy e anche un punto d’orgoglio, ma significa pure che dipendiamo molto dall’estero, da quanti potranno venire qui a Milano» (ph. Giovanni Gastel)

di Pierluigi Masini

Claudio Feltrin, lei è presidente di FederlegnoArredo, l’associazione di categoria che raggruppa tutte le aziende del settore (oltre 70mila) che danno lavoro a più di 300mila persone. Come stanno andando le cose dal punto di vista economico?

"Il nostro settore l’anno scorso si è difeso molto bene, e il comparto casa ha pareggiato il fatturato 2019 ed è andato ben oltre le aspettative nella seconda parte dell’anno. Anche quest’anno abbiamo un ampio segno più rispetto al 2019 e al 2020. Siamo sempre prudenti ma direi che il nostro comparto andrà a una chiusura anno positiva rispetto al 2019 e guardiamo con fiducia al 2022".

Il supersalone darà ulteriore slancio. No?

"Il supersalone, anche se con una formula assolutamente diversa, quest’anno presentava incertezze legate al cambio del format e alla situazione del piano vaccinale nei diversi Paesi. Il nostro comparto esporta oltre il 50% del macrosistema arredamento: questo dato è una bandiera del made in Italy e anche un punto d’orgoglio, certo, ma significa anche che dipendiamo molto dall’estero, da quanti potranno venire qui a Milano. Tutti auspicavano che settembre fosse il mese della svolta e noi siamo il portabandiera di questa ripartenza".

Nell’incertezza della situazione qualche altra fiera europea si era fatta avanti per organizzare una sorta di salone del mobile…

"È vero. La fiera di Colonia, su tutte, aveva cominciato a fare delle promozioni sul costo degli stand con saldi da fine stagione. Perdere una leadership è facilissimo dopo anni in cui hai costruito per averla: e quindi ci siamo detti che dovevamo avere un palcoscenico dove presentare i prodotti che comunque le nostre aziende avevano lanciato durante questo periodo di lockdown".

La risposta delle aziende qual è stata?

"Siamo molto contenti perché a livello qualitativo abbiamo raggiunto un obiettivo molto importante: tutti i principali marchi sono presenti al supersalone. Siamo molto contenti e questo ha reso possibile anche il Fuorisalone. A fine aprile non avevamo in tasca una formula sostitutiva già sperimentata e non potevamo fare una cosa raffazzonata: per fortuna Stefano Boeri ha accettato e si è entusiasmato all’idea di fare qualcosa di nuovo e diverso, con la possibilità magari di sperimentare anche qualcosa per il salone del futuro. Vedremo. Alla fine abbiamo avuto il 35-40% delle adesioni di un’edizione normale, ma tutti i principali marchi ci sono e questo ci rende orgogliosi".

Parliamo di sostenibilità?

"Ci stiamo impegnando da diversi anni, nell’ambito prima dell’Assarredo e ora dell’intera filiera della federazione, che va dall’albero al prodotto finito. Il nostro obiettivo è diventare il punto di riferimento europeo entro 4-5 anni. Questo significa che le nostre aziende devono sapere trasformarsi. Noi ci siamo fatti carico di sensibilizzare i nostri associati perché la sostenibilità è un tema morale, certo, ma anche un fattore differenziante che diventerà abilitante per rimanere nel mercato. Oggi è qualcosa che fa aumentare l’Ebitda e la performance, domani diventa una commodity: devi essere sostenibile, sarà tagliato fuori chi, oltre a puntare su un prodotto bello, non guarda anche alla sostenibilità".