La rassegna organizzata da Gianfranco Brunelli ha come filo conduttore Ulisse. Qui Penelope raffigurata da Domenico Beccafumi nel 1519. . In mostra anche opere di Rubens, Hayez, Waterhouse, Hilton, e via via fino a De Chirico e Manzù
La rassegna organizzata da Gianfranco Brunelli ha come filo conduttore Ulisse. Qui Penelope raffigurata da Domenico Beccafumi nel 1519. . In mostra anche opere di Rubens, Hayez, Waterhouse, Hilton, e via via fino a De Chirico e Manzù

di Marco Bilancioni

FORLÌ

La sedicesima mostra della Fondazione Cassa dei Risparmi ai musei San Domenico di Forlì è la più speciale. Per la prima volta, infatti, il tema non è un singolo artista o un periodo storico, bensì un personaggio di fantasia: Ulisse. Sottotitolo: l’arte e il mito. «Perché Ulisse non è esattamente un personaggio fantastico, ma mitologico, dunque sempre storicizzato», spiega l’organizzatore delle grandi mostre forlivesi, Gianfranco Brunelli. Ed entrando nel mito, si farà un viaggio che abbraccia l’intera storia dell’umanità: le 250 opere in mostra, divise in 16 sezioni, vanno dal sesto secolo prima di Cristo a oggi. Come sempre, con Forlì hanno collaborato i principali musei del mondo: i Vaticani, gli Uffizi, Atene, l’Orsay di Parigi, la National Gallery di Londra, Praga, Vienna e molti altri ancora, fino ad Adelaide in Australia, in un ideale coinvolgimento planetario.

La mostra sarà aperta da domani al 21 giugno. E promette di essere un’esposizione da ricordare, non fosse altro che per l’inizio: la prima “sala” sarà l’ex chiesa di San Giacomo, adiacente al convento diventato museo e a sua volta adattata in auditorium. Una scelta che viene replicata per la prima volta dopo il grande successo di “Michelangelo e Caravaggio“ nel 2018. Un grande spazio in cui svetterà la nave più antica del mondo: i resti misurano 14 metri di lunghezza e 4 di larghezza. Scoperta nel 2008 al largo di Gela, giaceva in fondo al mare da 2600 anni: arriva in prestito dalla Regione Sicilia e non è mai stata mostrata al pubblico. Ci sarà anche il carico superstite: un cesto di vimini, un tripode, lingotti dell’antichissima lega di oricalco, che secondo il filosofo Platone veniva dal continente perduto di Atlantide.

Tutt’attorno allo storico veliero, una raccolta di statue e bronzi di antichi dei dell’Olimpo: «Vogliamo cominciare il nostro viaggio come nell’Odissea – spiega Brunelli –. Omero racconta il concilio degli dei, che decidono le sorti degli eroi che hanno combattuto a Troia. Compreso Ulisse che si trova per mare». Il viaggio inizia e si sposta nelle tradizionali sale del San Domenico: il percorso museale di quest’anno sarà pieno di personaggi epici come Nausicaa, Circe, Laocoonte, sirene e Polifemo fino ad arrivare a Penelope, ma sarà soprattutto un viaggio nei secoli. «Racconteremo come ogni epoca ha letto Ulisse, finendo per modificare il racconto stesso arte e letteratura». Dante, alla vigilia dei 700 anni della morte, sarà una tappa fondamentale: «L’Ulisse dell’Inferno non cerca il ritorno a casa ma il ‘folle volo’, la conoscenza. Nel Rinascimento, invece, diventa modello delle virtù del principe. Fino al Novecento, quando sembra perdere la strada per Itaca per cercare se stesso. Come l’uomo del secolo scorso».

E dunque si susseguiranno i capolavori di ogni epoca: la Venere Callipigia dell’antichità, l’arte romana, lo Scheggia, Rubens, Hayez, Waterhouse, Hilton, e via via fino a De Chirico, Manzù, Paladino (il suo Cavallo di Troia sarà posizionato nell’abside del San Giacomo) e perfino Bill Viola. L’ultima opera sarà un filmato, mostrato fin qui una sola volta, del filone della videoart.

L’ultimo messaggio è dunque che Ulisse è anche nostro contemporaneo. Nel 2020 altri due grandi musei mondiali si focalizzeranno sull’epica antica: la National Gallery di Londra con Troia e il Louvre con Omero. Ad ogni modo, Forlì comincerà prima: “Una lettura complessiva di Ulisse, così, è un’operazione mai tentata prima”, spiega Brunelli.

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