Rappresentazione in costume storico
Rappresentazione in costume storico

Le gambe come compassi per prendere le misure dello spazio. E gli occhi per cercare il giusto orientamento in un reticolo di strade e agorà che sembra fatto apposta per confondere l’ospite. «Un tempo – spiega Giovanni Sartori, storico d’arte - doveva dare ad ipotetici nemici l’impressione di trovarsi in un’autentica città, più grande di quella che fosse veramente». Già, le dimensioni. Strano definire come tale una località che fatica a superare i 5mila abitanti. E se è per quello, c’è chi l’ha definita «ideale», metafora architettonica e urbanistica del Rinascimento. Ma bastano pochi minuti di esplorazione dentro la cinta muraria esagonale di Sabbioneta per rendersi conto di quanto sia sorprendente questa polis amata e voluta da Vespasiano Gonzaga (1531-1591), principe di un ramo cadetto che, ventenne, si era innamorato di questo borgo rurale e senza pretese, a due passi dal Po e nella Bassa Mantovana e aveva poi deciso di farne la capitale, strategica e insieme illuminata, di un vero e proprio Stato a sua somiglianza.

Razionale, utopica e funzionale. Perfetta per un uomo di potere, erudito e colto, che maneggiava gli scritti di Vitruvio e Leon Battista Alberti quanto i trattati di ingegneria militare. Un reticolo di strade incentrato sugli assi portanti del decumano e del cardo romani e due piazze su si potessero affacciare il Palazzo Ducale e il Palazzo della Ragione, lo spazio delle delizie, ovvero Palazzo Giardino, una Galleria degli Antichi come una promenade rinascimentale per le collezioni d’arte, quindi il primo ed inedito “teatro stabile” d’Europa decorato con affreschi di scuola veneta. E tutt’attorno, una cinta muraria esagonale, con baluardi angolari a cuneo, circondata da argini e da un apparato idraulico efficace e moderno. Unico miracolo mancato, la decadenza. Perché la lotta alla caducità non era nei poteri di questo principe illuminato. E dopo di lui, in assenza di eredi maschi, la Sabbioneta aveva conosciuto un declino decisamente poco onirico, seppur riscattato – in anni recenti – dalla volontà di alcuni grandi registi di ordinare il «ciak, si gira», proprio qui, in questa “piccola Atene”. A dispetto della sua taglia minuta e dell’ingombrante vicinanza di Mantova, la capitale lillipuziana di Vespasiano Gonzaga si riappropria del suo titolo di città, anche grazie al gran lavoro del Polo Museale che prende il suo nome (www.museisabbioneta.it). Fotogenica. Rinascimentale. E «ideale».