Roberto Casamonti all’interno di Palazzo Bartolini Salimbeni, sede della sua collezione d’arte. A fianco le decorazioni sulla facciata interna
Roberto Casamonti all’interno di Palazzo Bartolini Salimbeni, sede della sua collezione d’arte. A fianco le decorazioni sulla facciata interna

di Olga Mugnaini

Elegante, imponente, rinascimentale anche se già avviato verso il manierismo, Palazzo Bartolini Salimbeni è un gioiello architettonico nella centralissima Piazza Santa Trinita. Proprio quest’anno si festeggiano i 500 anni dalla sua costruzione. E se fino a pochi anni fa era uno dei palazzi privati più belli della città ma precluso al pubblico, adesso invece è tornato visibile a tutti, in quanto sede della collezione Roberto Casamonti. Il famoso mercante d’arte ha acquistato infatti il piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni, restituendo a Firenze una dimora di gran fascino, e al contempo arricchiendo la città con un vero e proprio museo di arte moderna e contemporanea. La visita vale quindi doppio, con un viaggio che parte dall’architettura del Rinascimento e approda ai grandi artisti del XX e XXI secolo.

"Ho pensato di condividere la mia collezione con la città di Firenze, alla quale sono da sempre affettivamente legato – spiega Roberto Casamonti –. E ciò per fare in modo che i valori di cui l’arte è portatrice possano essere condizioni non esclusive ma pubblicamente condivise. Sono fortemente convinto del potenziale educativo dell’arte, in grado di strutturare ed educare il pensiero, l’animo e la consistenza del nostro vivere. Perché anch’io sono convinto che la bellezza sia in grado di salvare il mondo, come affermava Dostoevskij".

Costruito nel 1520 da Baccio d’Agnolo (1462-1543), Palazzo Bartolini Salimbeni col suo stile così originale per Firenze non riscosse successo fra i contemporanei, anzi ottenne numerose critiche, come riporta il Vasari nelle Vite. L’architetto arrivò a far incidere sopra il portale la scritta “Carpere promptius quam imitari“, cioè “Criticare è più facile che imitare“.

La facciata introduceva infatti innovativi spunti architettonici impiegati in quegli anni a Roma in particolare da Raffaello. Baccio realizzò un portale architravato, finestre timpanate, nicchie destinate ad accogliere statue, cornici marcapiano, e un robusto cornicione aggettante. Una ricchezza che abbandonava lo schema seguito dai più importanti palazzi costruiti fino ad allora, severi edifici-fortezza con largo uso di bugnato, quali le residenze dei Medici e degli Strozzi.

Come tutti i palazzi antichi, anche il Bartolini Salimbeni ha le sue storie e leggende. Attorno alle finestre che si affacciano sul cortile campeggiano decorazioni con papaveri attorniati da un nastro e una scritta: "Per non dormire", che risulta essere stato il motto della famiglia Salimbeni, ripreso secoli dopo anche da Gabriele D’Annunzio.

Quale il significato di questa frase? Una spiegazione è la sollecitudine con la quale i componenti della famiglia si recavano agli appuntamenti d’affari sacrificando anche il sonno. Un altro aneddoto tramanda invece come, con l’astuzia tipica dei mercanti, nel medioevo un membro della casata riuscì a fare fortuna grazie ad uno stratagemma: per accaparrarsi una grossa partita di merce offrì un banchetto ai compratori concorrenti, drogandolo con dell’oppio in modo da essere l’unico a presentarsi all’asta la mattina successiva.