Le opere di Raffaello sono riuscite a sopravvivere, più o meno, non solo alle ferite dell’avidità umana, ma anche a quelle inferte dai crolli degli edifici nelle quali venivano ospitate. Ad esempio, la Madonna del Cardellino che adesso si trova agli Uffizi è stata ricomposta a partire da diciassette frammenti diversi. Sì, perché un crollo nel 1547 della casa dei Nasi, i ricchi commercianti che pochi decenni prima avevano commissionato e acquistato l’opera, l’aveva pesantemente danneggiata. È andata peggio alla Pala del beato Nicola da Tolentino. Conservata a Città di Castello, un terremoto nel 1789 la danneggiò così tanto da costringere a sezionarla per salvare il salvabile. Fino al 1849 i frammenti sono stati conservati in Vaticano, poi sono andati dispersi. Adesso, i pezzi rimasti dell’opera smembrata sono conservati in vari musei del mondo.