Per istinto. Per inerzia del viaggio. O su esplicito consiglio di Marcella Luzzara, guida turistica specializzata e voce iconica nella narrativa che Sabbioneta sta da tempo proponendo ai suoi, tanti, ammiratori. S’inizia da Porta Imperiale, punto nodale dei bastioni che circondano la piccola “città ideale”. E subito, il dilemma si pone, quando il percorso “dentro le mura” propone la duplice soluzione «a destra o a sinistra» in un voluto artificio di vie che si spezzano all’estremità, che disorientano e che creano spaesamento. Meglio puntare a destra, giusto per imboccare il Decumano, arrivare alla Piazza d’Armi e fare le presentazioni; con quella meraviglia che porta il nome di Galleria degli Antichi, sorta di portico in cotto tra i più lunghi d’Italia incorniciato da trompe l’oeil, effetti ottici e prospettive; quindi con il Palazzo del Giardino che ospita l’InfoPoint turistico (www.iatsabbioneta.org), prologo ad una visita che punta poi al sorprendente Teatro; alla Sinagoga, ennesima dimostrazione di lungimiranza di un principe che promosse l’integrazione della comunità ebraica all’interno della sua amata Sabbioneta; e, infine, al Palazzo Ducale, la dimora ufficiale, forse un po’ spoglia ma impreziosita dai ricchi soffitti lignei e dalle statue equestri dei Gonzaga.

In una sorta di omaggio dovuto, si finisce per puntare all’Incoronata, cappella palatina a pianta ottagonale e panteon della famiglia Ducale, con il prezioso mausoleo di Vespasiano Gonzaga ornata da una statua bronzea di Leone Leoni, discepolo di Michelangelo. Ma non è un congedo. Perché nella piccola cittadella rinascimentale della bassa Mantovana, è arte anche l’accoglienza: golosa al ristorante «La Dispensa» di Matteo Cottafava e della mamma Sonia; dolce alla pasticceria «Atena» della famiglia Margini; e impeccabile all’hotel «Giulia Gonzaga» di Sandro Parmigiani. Un’evidenza: una città ideale è fatta anche di storie ideali.

Paolo Galliani