Questa la possibile ricostruzione del Polittico Griffoni
Questa la possibile ricostruzione del Polittico Griffoni

È un’avventura che ha il sapore di una saga cinematografica, quella che porterà alla ricostruzione del Polittico Griffoni, un “capolavoro perduto“, come lo ha definito il Prof Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae, che dopo 550 anni torna, se pure per alcuni mesi, nella città dove è nato, Bologna.

L’opera monumentale, infatti, considerata uno dei capolavori pittorici del Rinascimento, creata per decorare la Cappella Griffoni all’interno della Basilica di San Petronio, dai pittori Francesco del Cossa e Ercole de’ Roberti, tra il 1470 e il 1472 era stata smembrata e le preziose parti che la componevano finirono nell’800 sul mercato internazionale dell’antiquariato, acquisite da nove musei in giro per il mondo. Sino ad adesso, perché il 12 marzo 2020 (apertura sino al 28 giugno) a Palazzo Fava (Via Manzoni, 2) inaugura l’esposizione “La riscoperta di un capolavoro Il Polittico Griffoni“ con le 16 tavole originali che arrivano nel luogo dove sono state concepite, Bologna, grazie al prestito dei nove musei che le possiedono.

Dal Louvre di Parigi alla National Gallery of Art di Washington, dai Musei Vaticani alla National Gallery di Londra, queste importanti istituzioni hanno risposto alla richiesta dei due curatori, Mauro Natale e Cecilia Cavalca.

Tutto è iniziato molti anni fa, nel 2012, quando la Factum Foundation e lo Studio Cavina Terra Architetti, insieme alla Basilica di San Petronio, hanno avviato un lavoro, di grande complessità tecnica, per la ricostruzione filologica del Polittico, in una impresa che ha mescolato sofisticate tecnologie e artigianato.

Partendo dalla documentazione digitale in alta risoluzione di ognuna delle parti dell’opera, il team di ricercatori è riuscito a elaborare una copia esatta, che ne restituisce non solo ogni sfumatura pittorica, ma anche l’antica sistemazione delle componenti, rievocando il pensiero dei pittori e anche del clima artistico che si respirava nella Bologna vivacissima di quelli anni.

A quel punto, nonostante Vittorio Sgarbi, interpellato al riguardo, avesse dichiarato, come Roversi-Monaco ha ricordato, che «le difficoltà di ottenere tutti gli originali apparivano insormontabili», a Genus Bononiae non si sono dati per vinti. E, 7 anni dopo, tutti i pezzi sono pronti per la loro nuova temporanea collocazione al primo piano di Palazzo Fava.

Al centro spicca la figura che conferisce maestosità al Polittico, quella di San Vincenzo Ferrer, all’epoca un Santo ‘giovane’, perché scomparso solo pochi anni prima della realizzazione della pala d’altare. Contingenza che costrinse il del Cossa, allora nel suo massimo splendore creativo e all’apice della fama, , a dover “inventare“ una iconografia inesistente, che sarebbe diventata di esempio per tutti quelli che, nei secolo futuri, si sarebbero cimentati con la stessa figura.

Pierfrancesco Pacoda