La mano incerta del vecchio Michelangelo che riesce comunque a scrivere il suo nome. Il visto perentorio di Cosimo I che firma “Il Duca di Firenze”. E ancora la calligrafia di Giogio Vasari, l’autografo di Caterina dei Medici che, diventata regina di Francia sigla semplicemente “Caterine“. Ci sono anche le lettere del Papa Leone X, in cui prega il Buonarroti di tornare a Firenze per finire la facciata della chiesa di San Lorenzo e molti altri documenti che ci riportano indietro di secoli, raccontandoci le relazioni dei protagonisti del tempo.

È il viaggio nel Rinascimento offerto dalla mostra «Michelangelo e i Medici attraverso le carte dell’Archivio Buonarroti» (fino al 9 marzo), curata da Alessandro Cecchi con la collaborazione di Elena Lombardi e Marcella Marongiu, allestita proprio a Casa Buonarroti di Firenze, pensata in occasione dei 500 anni dalla nascita di Cosimo I (Firenze 1519 - 1574) e di Caterina de’ Medici (Firenze 1519 - Blois, 1589).

I tesori di Casa Buonarroti (via Ghibellina 70), infatti, comprendono non solo le opere d’arte esposte, inclusi i due capolavori giovanili di Michelangelo, quali La Madonna della Scala e la Battaglia dei Centauri. Ma anche le carte del grande artista, che comprendono 200 disegni e l’archivio con le rime e la corrispondenza. Da quel patrimonio straordinario che è l’epistolario, emergono “pezzi” di grande fascino, pressoché sconosciuti al pubblico. I documenti in mostra sono per la maggior parte esposti per la prima volta e consentono di seguire la lunga e operosa vita del sommo artista, morto a Roma nel 1564, all’età eccezionale - per quell’epoca - di 89 anni.

Il rapporto di Michelangelo con i Medici iniziò alla fine del Quattrocento, con la protezione accordatagli da Lorenzo il Magnifico e proseguita tra alti e bassi fino alla fine. Nel 1534 il Buonarroti avrebbe lasciato per sempre Firenze per trasferirsi a Roma al servizio dei papi. A niente sarebbero valsi i ripetuti tentativi del duca Cosimo I de’ Medici per farlo tornare. Ne danno conto diverse lettere, alcune delle quali eccezionalmente scritte dal sovrano.