Per dirla con Ursula von der Leyen (nella foto in alto) «il Green New Deal è per l’Europa quello che è stato per l’America portare l’uomo sulla Luna». Una grande sfida, una grande opportunità. Stavolta l’obiettivo è mettere al centro delle priorità l’emergenza climatica e usarla come occasione anche far ripartire l’economia del Vecchio Continente.

L’obiettivo della Commissione Ue è «mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti in 10 anni» per trasformare l’Europa nel primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. Ovviamente, non saranno solo fondi europei. Secondo Bruxelles i mille miliardi necessari per finanziare gli obiettivi del Green deal (riduzione delle emissioni al 2030 dall’attuale 40% al 50-55% rispetto al 1990) dovranno provenire da fondi sia pubblici che privati. I mille miliardi – va sottolineato – sono solo poco più di un terzo degli investimenti che servono. La Commissione prevede infatti che saranno necessari nel prossimo decennio circa 260 miliardi di euro all’anno, di cui 40 miliardi per la riconversione del settore energetico (centrali e rete elettrica), 120 miliardi per l’efficienza energetica nel settore residenziale e altri 75 per l’edilizia del settore terziario, più 20 miliardi per l’elettrificazione dei trasporti.

I finanziamenti del Green New Deal, proverranno innanzitutto (485 miliardi) dal prossimo bilancio pluriennale comunitario, con in più 115 miliardi dai co-finanziamenti nazionali dei programmi comunitari; altri 143 miliardi proverranno dal Fondo per la Transizione Giusta (di cui 100 miliardi fino al 2027); infine, 280 miliardi di investimenti ulteriori saranno mobilitati dal settore privato e da quello pubblico grazie alle garanzie del programma comunitario “Invest EU”, e grazie ai prestiti della Banca europea degli investimenti (Bei).

«Al centro del Green Deal europeo, che racchiude la nostra visione per un’Europa climaticamente neutra entro il 2050 – dice la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – ci sono le persone. La trasformazione che ci si prospetta è senza precedenti e avrà successo solo se è giusta e va a beneficio di tutti. Sosterremo le popolazioni e le regioni chiamate a compiere gli sforzi maggiori affinchè nessuno sia lasciato indietro – prosegue von der Leyen –. Il Green Deal comporta un ingente fabbisogno di investimenti, che trasformeremo in opportunità di investimento». Il bilancio europeo contribuirà per circa metà della cifra, ha detto il vice presidente della commissione, Valdis Dombrovskis, e i fondi messi a disposizione dalla Ue «serviranno da leva per favorire ulteriori investimenti».

Con Invest Europe, lo schema per gli investimenti gestito dal commissario italiano, Paolo Gentiloni, saranno mobilitati circa 279 miliardi di euro di fondi pubblici e privati per investimenti favorevoli al clima e all’ambientali. Per aiutare il passaggio dei paesi più dipendenti da economie legate al carbone («dai minatori di carbone delle Asturie, ai raccoglitori di torba delle Midlands irlandesi») la Ue, attraverso il ‘Just transition fund’, il meccanismo per una transizione giusta, metterà sul piatto 7,5 miliardi di risorse ‘fresche’, parte delle quali, ha detto lo stesso Gentiloni, potranno essere utilizzate anche per l’ex Ilva di Taranto. Dal nuovo Fondo europeo di transizione giusta da 7,5 miliardi all’Italia andranno 364 milioni, che saliranno a 1,3 miliardi una volta aggiunto il cofinanziamento nazionale e dirottate le risorse dai fondi strutturali (Fesr e Fse). Tale cifra sarà – secondo le stime della Commissione Ue – in grado di mobilitare investimenti pubblici e privati per un totale di oltre 4,8 miliardi di euro.

Il Meccanismo di Transizione Giusta dovrebbe mobilitare complessivamente 104,5 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in dieci anni. Il principale beneficiario è la Polonia con 27,3 miliardi, seguita dalla Germania con 13,4 miliardi, dalla Romania con 10,1 miliardi, dalla Repubblica ceca con 7,8 miliardi, dalla Romania con 6,2 miliardi e dalla Francia con 5,8 miliardi.