La transizione energetica passa anche dal supercalcolo. Si chiama HPC5 il supercomputer inaugurato quest’anno da Eni (nella foto sopra, l’ad Claudio De Scalzi) . Affianca il sistema precedente (HPC4) triplicandone la potenza di calcolo da 18 a 52 PetaFlops, vale a dire 52 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo, permettendo di raggiungere una potenza di picco totale pari a 70 PetaFlops. E’ l’infrastruttura di supercalcolo più ponte al mondo dedicata ad attività industriali.

L’architettura di HPC5 è stata concepita con la stessa filosofia delle precedenti, basate su tecnologia cluster ibrida (CPU, Central Processing Unit + GPU, Graphics Processing Unit), un’architettura accelerata inaugurata da Eni già nel 2013 e oggi riconosciuta come vincente nei maggiori data center. HPC5 fornito da Dell, è costituito da 1820 nodi Dell EMC PowerEdge C4140, ognuno dotato di 2 processori Intel Gold 6252 a 24 core e 4 acceleratori NVIDIA V100 GPU. Il sistema è affiancato da un sistema di storage di 15 PetaBytes.

HPC5 permette l’utilizzo ancora più efficiente dei “big data” generati in fase di operazioni, e consente di imprimere un’ulteriore accelerazione nella ricerca e sviluppo di fonti energetiche non fossili, oltre a supportare tutte le fasi di esplorazione, sviluppo e monitoraggio dei giacimenti. Il supercalcolo è stato fondamentale per Eni in questi ultimi anni, soprattutto nel campo dell’esplorazione. Ha contribuito alla velocizzazione e parallelizzazione dei processi interni, rendendo il ciclo upstream più veloce, preciso ed efficiente. Grazie alla potenza di calcolo, Eni ha potuto implementare un nuovo modello fast-track dei progetti, che prevede la parallelizzazione progressiva dei processi, consentendo l’accelerazione del time-to-market delle scoperte realizzate, maggiore sicurezza sugli impianti, migliori performances, migliore pianificazione della attività esplorativa, maggiore precisione dei modelli di giacimento. Il nuovo supercalcolatore permetterà di fare di più, meglio. E con minori costi, anche energetici. Quindi con minore impatto sull’ambiente.

Ma HPC5 e il Green Data Center Eni (a destra nella foto) del quale è parte essenziale, svolgeranno un importante ruolo non solo per le attività tradizionali, ma anche per la ricerca e lo sviluppo dei numerosi progetti Eni legati al percorso di transizione verso nuove fonti di energia. Una parte della potenza di calcolo oggi disponibile sarà dedicata a progetti di studio del clima, dello sviluppo di energia dal mare, la ricerca sui pannelli fotovoltaici e a ricerca sulla fusione magnetica. Per la fusione in particolare consentirà di simulare processi che avvengono in condizioni estreme, di simulare i campi magnetici che confinano il plasma, di simulare la reazione dei materiali. Per il fotovoltaico consentirà di effettuare calcoli per ottenere materiali sempre più efficienti. Per la conversione di energia dal moto ondoso permetterà la modellizzazione meccanica delle condizioni del moto ondoso, con impatto sui tempi e costi della creazione di centrali industriali.

HPC5 è stato sviluppato in modo da ottenere il massimo livello di efficienza energetica ed è inserito nel Green Data Center (GDC) di Ferrera Erbognone che è una infrastruttura all’avanguardia sul fronte del risparmio energetico. Il GDC ha infatti un innovativo sistema di raffreddamento che regola la temperatura usufruendo, per almeno il 92% del tempo, direttamente dell’aria esterna: questo impedisce l’emissione nell’ambiente di circa 7000 tonnellate annue di CO2 che, combinate con il risparmio energetico dovuto all’efficienza informatica, superano le 20.000 tonnellate annue.

Per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera infrastruttura, Eni ha poi scelto soluzioni a basso contenuto carbonico. Il Green Data Center viene infatti alimentato da un parco fotovoltaico da circa 1 MW in grado di fornire fino al 50% della potenza necessaria e, per il fabbisogno restante, dalla centrale termoelettrica di Enipower, situata accanto al centro.