di Elena Comelli

Un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere uno sviluppo sostenibile. L’Agenda 2030 dell’Onu ha messo l’istruzione di qualità come quarto obiettivo, dopo lo sradicamento della povertà, della fame e la protezione della salute. Si tratta quindi di un obiettivo molto importante: l’intento dell’Onu è garantire a tutti una formazione scolastica di qualità, equa e inclusiva, oltre a opportunità di apprendimento permanente.

L’istruzione contribuisce infatti in maniera determinante alla realizzazione di sé ed è strettamente collegata al livello sociale ed economico raggiunti dalle persone. L’apprendimento e la crescita intellettuale dei singoli rappresentano inoltre un investimento strategico nella costruzione di una società più sostenibile e giusta per tutti. L’Onu, nella sua attività di monitoraggio dei progressi compiuti, rileva che si stanno facendo importanti passi avanti verso il raggiungimento dell’obiettivo, sia in termini di accesso all’istruzione sia nella prospettiva della partecipazione effettiva ai percorsi di apprendimento.

I dati però non sono confortanti. Per esempio, nonostante il trend positivo degli ultimi due decenni, nel 2017 più di 260 milioni di ragazzi nel mondo (di età compresa tra i 6 e i 17 anni) non erano mai entrati nel circuito scolastico. Oltre la metà dei bambini e degli adolescenti di tutto il mondo non raggiunge livelli accettabili nelle competenze base di lettura e matematica. Non si tratta certo buone notizie per le future generazioni e la loro capacità di conoscere il mondo e inserirsi in sistemi produttivi sempre più complessi, garantendosi un livello socio-economico e sanitario almeno decoroso. Queste statistiche evidenziano inoltre la forte disparità tra le parti del mondo: la situazione è molto critica in gran parte dell’Africa e dell’Asia centrale e meridionale. Oltre la metà dei bambini che non sono iscritti a scuola vive nell’Africa subsahariana.

Il quarto obiettivo riveste una particolare importanza, perché fare dell’educazione un obiettivo delle politiche sociali di ogni Paese può favorire la nascita di una cittadinanza globale, attraverso la conoscenza, lo scambio di opinioni e il dialogo. Il lavoro per centrarlo ha quindi un’importanza strategica ed è strettamente legato al conseguimento dei primi tre: l’istruzione infatti è un valido aiuto per ridurre la povertà e quindi eliminare la fame e migliorare la salute. Il legame con la povertà, in particolare, ha una forte evidenza.

Le proiezioni sostengono che se tutti gli adulti finissero le scuole secondarie, sarebbero sottratti alla povertà 420 milioni di individui, un traguardo purtroppo ancora lontano. In tutto il mondo c’è una forte correlazione tra il reddito nazionale lordo e il tasso di scolarizzazione dei bambini. È evidente come i Paesi più poveri presentino tassi di abbandono scolastico significativamente più alti rispetto ai Paesi con livelli più alti di reddito. Non esiste un rapporto immediato di causa-effetto tra reddito e abbandono scolastico, ma gli studi hanno evidenziato come l’istruzione della popolazione sia uno dei prerequisiti per la crescita economica di un Paese. Purtroppo le disparità nell’ambito dell’educazione sono difficili da colmare e ancora oggi vi sono Paesi dove l’accesso all’istruzione rimane solo un sogno. In particolare l’Africa subsahariana mostra un evidente divario con il resto del mondo in alcuni elementi di contesto nel sistema istruzione, come la disponibilità dell’energia e delle fonti di sopravvivenza, oltre alle strumentazioni e alle reti informatiche.

Per quanto riguarda l’Italia, l’ultimo Rapporto ASviS documenta un significativo miglioramento in tutte le aree del Paese, anche se il Mezzogiorno resta penalizzato. In generale l’indicatore elaborato da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) registra un significativo miglioramento nel decennio tra il 2007 e il 2017. In particolare, dal 2010 in poi si osserva un deciso aumento della quota di persone che hanno completato il ciclo di studi fino al titolo universitario. Nel quadro italiano dell’istruzione, però, continua a crescere il tasso di abbandono scolastico. Anche in questo caso sono significativi i divari territoriali: nel Mezzogiorno l’uscita dal sistema di formazione obbligatoria si attesta sul 18,5% rispetto alla media italiana del 14%, anch’essa in crescita.