di Francesco Delzio

Un milione e 340mila aziende, pari al 22% del totale delle attività imprenditoriali del nostro Paese, in rapida crescita (soprattutto nel Mezzogiorno): è la fotografia dell’imprenditoria femminile in Italia scattata dal Rapporto 2020 di Unioncamere.

Si tratta di un fenomeno molto interessante non tanto in un’ottica di genere, quanto per il fatto che le caratteristiche distintive dell’impresa rosa potrebbero accelerare la transizione del sistema imprenditoriale italiano verso due frontiere strategiche: lo sviluppo della sostenibilità d’impresa e la valorizzazione dei giovani talenti. Negli ultimi 5 anni, le imprese create da donne sono aumentate ad un ritmo molto più intenso di quelle generate dagli uomini: +2,9% contro +0,3%. In valori assoluti l’aumento delle imprese femminili è stato più del triplo rispetto a quello delle imprese maschili: +38.080 contro +12.704.

Un quadro di straordinaria vitalità, modificato in parte dal lockdown che ha colpito più duramente l’imprenditoria femminile: tra aprile e giugno 2020, infatti, le iscrizioni di nuove aziende guidate da donne sono diminuite del 42,3%, rispetto al - 35,2% delle attività maschili. Ma al di là dei numeri, sorprende e fa riflettere il ‘to be different’ qualitativo dell’imprenditoria femminile, svelato sempre dai dati di Unioncamere: le aziende create o gestite da donne sono in media più attente sia alla tutela dell’ambiente esterno sia al miglioramento dell’ambiente di lavoro interno, in particolare allo sviluppo del welfare aziendale, alla salute e al benessere dei propri lavoratori.

Potremmo definirla una ‘responsabilità sociale naturale’, quella che le donne riescono a portare nel mondo imprenditoriale, unita ad un’altra caratteristica cruciale: la maggiore attenzione alla valorizzazione dei talenti. Si tratta di due elementi distintivi di grande rilievo che incrociano i trend di sviluppo globale e che, soprattutto, supportano una tesi affascinante quanto fondata: imprenditrici e manager potrebbero svolgere nei prossimi anni un ruolo-chiave nella costruzione di un ‘Nuovo Rinascimento’ italiano, che a sua volta potrebbe rappresentare una straordinaria occasione di rifondazione del ruolo delle donne nel nostro Paese.

Tutto ciò diventerà realtà, tuttavia, solo ad una condizione: che le donne impegnate a creare nuove imprese o a gestire aziende esistenti diventino di più, molte di più. Dobbiamo esserne consapevoli e non stancarci mai di raccontare i modelli di successo di imprenditoria femminile. E non certo per soddisfare la vanità delle protagoniste, ma perché possano diventare esempi di intraprendenza e di coraggio per tutte le giovani donne che ancor oggi rischiano di sprecare il loro talento.

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