Ogni secondo, ne finiscono a terra, sulle strade e sui marciapiedi ma perfino sulle spiagge, milioni e milioni: sono le micidiali cicche di sigarette. Nemiche giurate dell’ambiente, anche per i tempi biblici di smaltimento e fonte di inquinamento. Ogni anno viene prodotto un milione di tonnellate di mozziconi che rappresentano una percentuale oscillante tra il 22 ed il 36% dell’immondizia visibile, ed essendo rifiuto non biodegradabile, porta ad evidenti effetti negativi verso l’ambiente e la salute pubblica.

Eppure c’è un sistema per riciclarle. È quello che farà il Comune di Capannori, il capoluogo della Piana lucchese, da diversi lustri capofila di “Rifiuti Zero”, una filosofia prima ancora che una strategia di tutela dell’ecosistema. In quello che era il borgo rurale più esteso d’Italia, 156 chilometri quadrati e 370 chilometri di strade, per 46 mila abitanti, arrivano ad imparare le tecniche per mettere in atto la raccolta differenziata, che supera l’88%.

Dopo le capsule del caffè, c’è un progetto che è davvero rivoluzionario. Ok, ci sono altri casi di recupero delle sigarette (a Vancouver ad esempio, mentre in Cile ci si fanno abiti), ma quello del Comune lucchese produrrà… piante e alghe da cui estrarre biocarburanti. Nel pieno rispetto del dogma della nuova economia circolare, il rifiuto diventerà risorsa per il florovivaismo. Anche finanziaria. Sviluppata dall’Università di Pisa la proposta prevede di trasformare le cosiddette “cicche” in un materiale che sarà utilizzato per crescere piante ornamentali. Dal liquido di lavaggio delle cicche, saranno coltivate alghe che serviranno a realizzare anche biocarburanti. Fantascienza? Assolutamente no. Realtà. Con tanto di finanziamento già approvato. In pole position il Comune di Capannori, che ha preso talmente sul serio la lotta contro questo tipo di rifiuto che ha deciso di applicare la direttiva nazionale che prevede una multa da 300 euro a chi getta le sigarette per terra.

Il nome della proposta è Focus (Filter of Cigarettes reUse Safely). Durata tre anni, a cura del Centro Interdipartimentale Enrico Avanzi dell’Università di Pisa (Ente capofila), in collaborazione con l’Istituto sugli ecosistemi terrestri del Cnr, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali. Proprio per il suo carattere innovativo ha ricevuto un cofinanziamento del 50% dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. «Questa sperimentazione vuole essere una risposta concreta e innovativa, sotto il segno dell’economia circolare, ai mozziconi di sigaretta, che sono altamente inquinanti e rappresentano una parte consistente del rifiuto non riciclabile – commenta il sindaco capannorese Luca Menesini (nella foto)- l’idea di generare vita partendo da questo particolare tipo di scarto è senza dubbio stimolante e può essere una svolta. Per questo, assieme ad importanti partner scientifici ed accademici, abbiamo deciso di dare il via a questo percorso, dal quale siamo fiduciosi di ottenere risultati significativi. Ringrazio la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per aver creduto in questo progetto ed averlo cofinanziato con un rilevante importo». Ma in cosa consiste questa trasformazione? «I cittadini metteranno i mozziconi negli appositi contenitori – spiega il professor Lorenzo Guglielminetti coordinatore del progetto – attraverso un trattamento termico avremo filtri puliti (cardati ad hoc per creare contenitori di crescita delle piante).

Lo scarto diventerà substrato inerte per la crescita di piante ornamentali attraverso tecniche di coltura idroponica. I residui dovranno essere prima separati da carta e tabacco, poi trattati per risultare chimicamente e fisicamente adatti all’uso proposto. Ottenuto il substrato inerte adeguato, saranno condotte prove di germinazione per verificare quali specie vegetali saranno più adatte. Dal processo estrarremo micro-alghe che saranno successivamente provate sui residui prodotti dal processo. Individuate le specie più adatte, sarà messo in opera un sistema in grado di abbattere tutti i residui con concomitante produzione di biomassa algale, utilizzata per la produzione di

biocarburanti e biodiesel».