di Giuseppe Catapano

Il 30% dell’organico di Philip Morris in Italia è costituito da donne. Vuol dire 750 persone. La multinazionale del tabacco, nel mondo, si è impegnata a raggiungere una quota di almeno il 40% di ruoli dirigenziali al femminile entro due anni. Un impegno che tocca anche il nostro Paese. "Il monitoraggio dei dati – premette Eleonora Santi, direttore relazioni esterne di Philip Morris Italia – è importante, ma da solo non basta".

Quali azioni sono messe in campo per la parità di genere?

"L’azienda si affida a meccanismi di certificazione esterna, che ci consentono di monitorare tutti i nostri processi anche in tema di gender gap: lo scorso anno siamo diventati la prima azienda italiana certificata ‘Equal Salary’ dall’omonimo istituto svizzero. La certificazione attesta parità retributiva a parità di lavoro svolto tra uomini e donne, e si inserisce nel più ampio quadro delle politiche di inclusione sposate da Pmi".

Ritiene che nelle grandi aziende ci sia una tendenza più naturale a riconoscere il merito senza pregiudizi e distinzioni?

"Non credo sia un tema di dimensioni, quanto piuttosto di cultura: lavoriamo anche con piccole realtà che credono molto nel valore dell’inclusione, che prima ancora di rappresentare un asset reputazionale è un vantaggio pratico utile ad avere più punti di vista. Ma soprattutto credo si tratti di giustizia: le cosiddette questioni di genere sul luogo di lavoro e nella società riguardano tutti".

Il momento attuale di Philip Morris Italia: l’apertura del Disc a Taranto testimonia la volontà dell’azienda di radicarsi ulteriormente qui?

"Con l’investimento di Taranto si è aggiunto un tassello importante alla filiera italiana integrata dei prodotti innovativi. Stiamo lavorando da anni per costruire un futuro senza fumo grazie a questi prodotti che auspichiamo sostituiscano nel più breve tempo possibile le sigarette in tutto il mondo. Questa trasformazione ha il suo centro proprio in Italia, dove investiamo da molti anni nel settore agricolo e dove nel 2016 è nato il primo impianto industriale per i prodotti senza fumo. L’apertura del Philip Morris Disc a Taranto, per il quale collaboriamo con una società leader di settore, rappresenta un ulteriore rafforzamento della nostra presenza in Italia, in questo caso nel mezzogiorno, anche nei servizi".

Proprio l’Italia e Bologna in particolare sono un riferimento per i prodotti del tabacco senza combustione: quale sviluppo si prevede nei prossimi anni in quest’ambito e di conseguenza per il sito emiliano-romagnolo?

"I nostri stabilimenti produttivi di Bologna sono centrali per tutta la nostra azienda, non solo perché da lì partono i prodotti che vengono esportati in tutto il mondo: il polo di Crespellano rappresenta anche la ‘fabbrica delle fabbriche’ di Philip Morris, dove vengono definiti i processi produttivi all’avanguardia utili per la riconversione delle altre affiliate produttive del gruppo".

Come avete affrontato l’emergenza sanitaria?

"Da subito abbiamo incoraggiato lo smart working e adottato rigidi protocolli per garantire la sicurezza delle persone. Abbiamo promosso diverse iniziative per fare la nostra parte come attore sociale del territorio, dalla partecipazione a una donazione di oltre un milione di euro alla Protezione civile alla riconversione di parte dello stabilimento di Crespellano per la produzione e distribuzione gratuita di oltre 3mila litri di liquido antisettico per le aziende sanitarie e case di residenza per gli anziani dell’Emilia Romagna. Più di recente abbiamo sottoscritto un accordo sindacale per la nostra affiliata produttiva che prevede l’integrazione al 100% dell’indennità economica riconosciuta dall’Inps nei casi di congedo per i lavoratori con figli sotto i 14 anni di età che siano posti in quarantena scolastica".

Lei è nel Consiglio europeo delle donne, nei mesi scorsi il Consiglio d’Europa ha messo l’Italia sul banco degli imputati perché non rispetta la parità tra uomo e donna sul lavoro: come si inverte la tendenza?

"Si tratta di un problema purtroppo diffuso e non soltanto in Italia. Ancora una volta la questione è culturale e va ben al di là dell’impianto normativo: quello che troppo spesso manca è una struttura sociale in grado di garantire l’accesso alle stesse opportunità".

Mamma e manager: difficile portare avanti le due attività?

"Siamo delle acrobate perché il lavoro della donna è ancora troppo spesso associato a un ruolo di cura. Dobbiamo lavorare tutti per rendere obsoleto questo quesito, che ancora oggi è molto frequente e attuale, e quasi sempre declinato solo al femminile".