di Francesco Delzio

Quando ci saremo lasciati alle spalle la tragedia del Covid-19, subito dopo aver festeggiato la libertà ritrovata saremo costretti a fare i conti con uno scenario da far tremare le vene dei polsi. Uno Stato italiano ancora più indebitato e che non avrà migliorato le proprie performances rispetto a cittadini e imprese, un gran numero di piccole imprese falcidiate dai lockdown e dal crollo della domanda interna, una disoccupazione più alta e minori chances di ingresso sul mercato del lavoro per i nostri ragazzi.

A quale stella polare potremo affidare la nostra ‘ricostruzione’? Back to basic, direbbero i consulenti made in Usa. Scegliendo questa strada, focalizzandoci sui nostri fondamentali e sul nostro core business, abbiamo a disposizione oggi un’opzione strategica che avevamo colpevolmente dimenticato negli ultimi decenni: è l’avvio di una rivoluzione culturale, produttiva e sociale nel nome di Raffaello – di cui quest’anno ricorre il cinquecentenario dalla scomparsa – di Leonardo e di Michelangelo. Un ‘Nuovo Rinascimento’, dunque, come orizzonte di un viaggio nel quale coinvolgere le energie migliori del nostro Paese. Il punto di partenza è la riscoperta del genius loci della nostra manifattura. Supportando, valorizzando, esaltando la particolarissima capacità delle imprese e dei lavoratori italiani di produrre il ‘bello’ e il ‘ben fatto’, di eccellere nell’innovazione di prodotto combinandola con una creatività senza pari, di personalizzare i prodotti sulle esigenze dei diversi target nel mondo.

Tutto questo ha un’origine e una serie di coordinate scolpite nella storia, che vanno re-inventate: l’Umanesimo come modello di pensiero, il format delle botteghe rinascimentali come emblema produttivo, la ricerca della bellezza come fattore distintivo del vivere e del fare impresa in Italia. Un ‘Nuovo Rinascimento’ incrocerebbe alla perfezione l’evoluzione più recente della globalizzazione. La mappa del mondo oggi non è più fatta di Paesi ma di isole di crescita accelerata: al loro interno si concentrano le produzioni ad alta tecnologia ed a maggior valore aggiunto, si realizzano le innovazioni più rilevanti, si affollano talenti e competenze. È questa la fotografia di un mondo che – cinque secoli dopo – sembra prefigurare una sorta di nuovo Umanesimo fatto di isole di sviluppo e di innovazione in serrata competizione tra di loro che oggi, proprio come ieri accadeva per le città-Stato, crescono attorno a borghesie con capacità di visione, competenze e alto potere d’acquisto.

Ma un processo del genere non può essere affidato solo allo spontaneismo di imprenditori e lavoratori, accademici e giovani talenti. Occorre una regìa intelligente da parte di Sindaci e Governatori, che devono porsi come riferimenti attivi delle imprese del territorio. In altri termini, serve una rinascita delle classi dirigenti politiche. La sfida più difficile nell’Italia di oggi, che rischia anche di essere quella decisiva.

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