Antonio Patuelli, presidente dell’Abi e del gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna. In alto a sinistra, il fiorino d’oro. In basso, lo zecchino d’argento
Antonio Patuelli, presidente dell’Abi e del gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna. In alto a sinistra, il fiorino d’oro. In basso, lo zecchino d’argento

di Paolo Giacomin

Antonio Patuelli è presidente dell’Associazione Bancaria italiana e guida il gruppo della Cassa di Ravenna, città alla quale è legato per famiglia e passione e che si appresta nel 2021 a ricordare Dante Alighieri, sommo poeta che – è il parere di molti studiosi – con la sua opera piantò i semi da cui sarebbe nato l’uomo del Rinascimento.

Presidente, le dinamiche economiche non furono affatto estranee alla fioritura di quell’epoca d’oro. Oggi che ruolo possono interpretare?

"Il Rinascimento fiorì anche per la stabilità di due monete – risponde Patuelli –, il fiorino di Firenze e lo zecchino di Venezia. Erano monete il cui valore era riconosciuto in tutta Europa e sulle sponde del Mediterraneo, finanche nell’impero del sultano. La stabilità delle monete fu la condizione per il fiorire del commercio internazionale, la potenza delle Signorie e, dunque, la base di quell’epoca straordinaria. Oggi abbiamo la moneta più stabile per eccellenza: l’euro".

L’euro, però, esiste da vent’anni, il Nuovo Rinascimento è tutto da costruire.

"L’euro è una moneta stabile e l’azione della Banca Centrale Europea, assieme all’Eurosistema delle banche nazionali e in primis della Banca d’Italia, è garanzia di stabilità dei risparmi dei cittadini. Fattore fondamentale per dare sicurezza in un momento di emergenza sanitaria difficile come quello che stiamo vivendo. Pensiamo a come sarebbe la situazione se avessimo una moneta debole, in balia di svalutazioni e speculazioni. Per questo l’euro è la base indispensabile per costruire il nuovo".

Questo processo di costruzione dovrà per forza fare i conti con l’innovazione e con la sostenibilità ambientale e sociale. Il mondo economico lo ha capito, forse, prima del pubblico. Il mondo della grande finanza anche. Durerà?

"Ma noi abbiamo un esempio straordinario proprio qui in Romagna! Basta andare un po’ indietro con la memoria, tra gli anni ’80 e ’90 sulla Riviera adriatica".

La mucillagine.

"La mucillagine, esatto. Se la ricorda la schiuma in mare? La moria dei pesci? La puzza? Bene, oggi e da anni, tutto questo non è che un ricordo, perché allora si prese una decisione importante che anticipava quello che oggi viene definita sostenibilità: si modificò in modo sostanziale la componente di fosforo nei prodotti, si ridusse così l’inquinamento dei mari e la mucillagine sparì. Oggi godiamo i frutti di quella scelta".

Se ciascuno deve fare la propria parte per la tutela ambientale, che cosa stanno facendo le banche?

"Tecnologia, la parola chiave è tecnologia. Il mondo bancario da anni investe in modo massiccio sulle nuove tecnologie e sulla sicurezza informatica. Tema quanto mai delicato ma importantissimo per la tutela dei sistemi di pagamento e dei risparmi, tanto più in un periodo come questo che ha visto un ulteriore passo avanti del commercio elettronico, dei pagamenti digitali, dello smart working. Questa spinta all’innovazione e alla ricerca della massima sicurezza ha un impatto, a cascata, sul tutto il sistema economico, dalla manifattura alle famiglie. Guardi che il tema della sicurezza informatica è strategico e vitale. Anzi, sarebbe ora che gli Stati nazionali e, soprattutto, l’Unione europea, battessero un colpo decisivo per regolamentare Internet che non può rimanere ancora il luogo dove ogni regola può essere violata. Anche in questo caso il Rinascimento insegna. Lo sa perché la famiglia di Pico della Mirandola fu sconfitta e perse il potere? Per una questione di regole e monete".

Come andò?

"I Pico, signori della Mirandola, come molti Stati dell’epoca, battevano moneta. A quel tempo le monete valevano più o meno in base alla quantià di argento che contenevano e potevano essere scambiate alla pari solo con monete di uguale contenuto d’argento. I Pico riducevano il tasso d’argento e questo non poteva andare bene agli staterelli confinanti. Fino al punto che decisero che era ora di finirla".