di Elena Comelli

Per gli italiani la sostenibilità è diventata fondamentale. Parola di Nando Pagnoncelli (nella foto), numero uno di Ipsos Italia, che segue queste tematiche da oltre vent’anni e ha visto l’atteggiamento mutare radicalmente nel tempo, da uno scetticismo di fondo a uno scatto d’orgoglio in favore della corretta difesa dell’ambiente.

A cosa si deve questo cambiamento così profondo? "La sostenibilità è diventata un tema molto più conosciuto rispetto al passato. Il tema era conosciuto molto bene solo dal 7% della popolazione nel 2011, mentre quest’anno la rilevazione è arrivata al 37%. Poi c’è un altro 35% di persone che conoscono il concetto più superficialmente. Quindi a questo punto abbiamo 7 cittadini su 10 che sanno di che cosa stiamo parlando".

Quali sono i driver che spingono la sostenibilità in Italia?

"Il primo è l’aspetto etico-valoriale, quindi la spinta a rispettare le altre persone e l’ambiente in generale. Questo è un atteggiamento che in qualche modo determina la propensione ad adottare comportamenti virtuosi, dalla raccolta differenziata al risparmio energetico, dalle scelte di consumo responsabile al tema degli imballaggi e della plastica. Un altro driver importante è la paura, una paura vera dell’emergenza climatica e del suo impatto negativo sul pianeta. Il terzo aspetto, e forse quello più interessante in chiave prospettica, è il concetto di qualità".

In che senso, qualità?

"Il cittadino italiano si è fatto l’idea che i prodotti sostenibili siano qualitativamente migliori rispetto a quelli che non rispondono ai criteri di sostenibilità. Faccio un esempio molto concreto: nel caso degli alimenti è considerato più salubre un alimento biologico rispetto agli altri. E questo può sembrare abbastanza banale. Ma non solo. Anche un elettrodomestico a tripla A è considerato qualitativamente migliore di un altro, perché si pensa che dietro ci siano investimenti nell’innovazione e nella riduzione dell’impatto ambientale".

Quindi è tramontata l’identificazione della sostenibilità con il pauperismo?

"Proprio così, questa prospettiva è del tutto cambiata. In realtà oggi si pensa che la sostenibilità rappresenti la qualità e possa guidare un processo di crescita economica. Una crescita sostenibile, per l’appunto. Da qui la maggiore popolarità del concetto di sostenibilità. Questo punto è molto importante, anche nella chiave di una ripresa verde dopo la pandemia di Coronavirus".

I movimenti giovanili hanno contribuito a questa presa di coscienza?

"Sicuramente. Gli italiani sono molto preoccupati della loro responsabilità nelle condizioni in cui consegneremo il pianeta alle nuove generazioni. Negli ultimi anni, ad esempio, c’è stata una forte presa di coscienza sul problema della plastica: il 75% degli italiani si considera corresponsabile delle isole di plastica negli oceani. Questo spiega molto perché ritengono di dover assumere comportamenti virtuosi, per esempio nell’uso degli imballaggi".

Ma gli italiani sono consapevoli del fatto che l’emergenza climatica è causata dalle attività umane?

"Sì, su questo tema i dubbi sono stati quasi completamente superati, perché addirittura l’84% degli italiani ne è consapevole, contro il 77% degli altri Paesi. Questo ha evidentemente anche delle conseguenze politiche, perché i governi che non se ne occupano deludono molto".

Altre indicazioni sulle azioni del governo?

"Un’indicazione molto interessante è quella uscita sul Recovery Fund: il 72% degli italiani ritiene che sia fondamentale mettere i temi della sostenibilità al centro del rilancio dell’economia post-Covid. In particolare, si chiede fortemente un’economia sempre più all’insegna della circolarità".