Si chiama Earth Overshoot Day ed è il Giorno del debito ecologico, quello in cui le risorse disponibili per un anno saranno esaurite. Ed è caduto il 22 agosto, secondo gli esperti del Global Footprint Network. "Il lockdown indotto per il coronavirus – afferma Laurel Hanscom, Ceo di Global Footprint Network – ha provocato la contrazione dell’Impronta ecologica globale pari del 10 per cento, ritardando di oltre tre settimane la data del debito ecologico rispetto allo scorso anno, ma i limiti del pianeta vengono ancora ampiamente superati, come se l’umanità avesse a disposizione 1,6 terre".

Gli esperti spiegano che la sostenibilità richiede l’equilibrio ecologico e il benessere a lungo termine, per cui la contrazione dell’Impronta ecologica degli ultimi mesi non può essere considerata un progresso, poiche la dilatazione ha ritardato il Giorno del debito ecologico, ma non ha influito sull’impatto a lungo termine. Il sovrasfruttamento è infatti iniziato negli anni ’70, il che significa che il debito ecologico cumulativo è ora pari a 18 anni terrestri, per cui sarebbero necessari quasi due decenni per sanare completamente i danni provocati dall’uso eccessivo di risorse, ammesso che ciò sia possibile. "Quest’anno più che mai – aggiunge Hanscom – l’Earth Overshoot Day evidenzia la necessità di strategie che aumentino la resilienza per tutti. Esistono diverse soluzioni che possono essere adottate a livello di comunità o di individuo che possono portare a impatti significativi per il futuro". Gli autori suggeriscono che dalla produzione alimentare allo smaltimento di rifiuti, fino al trasporto e al livello di impegno ambientale, ciascuno può contribuire a ridurre l’impronta di carbonio e le emissioni dannose. "Ridurre l’impronta del 50 percento – commenta ancora Hanscom – potrebbe ritardare la data per l’esaurimento delle risorse annuali di 93 giorni. Con i sistemi alimentari che attualmente utilizzano la metà della biocapacità del nostro pianeta, è importante prestare attenzione a ciò che mangiamo".