Per quanto tutte le epoche siano frutto di insegnamento e di riflessione, ci sono stagioni del nostro passato che più di altre rappresentano un modello a cui tendere e a cui ispirarsi, per declinare poi quei valori e quella progettualità in chiave contemporanea. Ed è in questo solco che l’assessore alla cultura del Comune di Firenze, Tommaso Sacchi (nella foto), porterà il suo contributo a “Orizzonte Rinascimento”.

Assessore Sacchi, da cosa iniziare per ripartire e superare i tempi bui che abbiamo vissuto?

"Dalla cultura, intesa come faro che rischiara l’orizzonte, come il tema del manifesto della rassegna Festival dei Popoli, giunta quest’anno alla 61a edizione; e come quell’Orizzonte Rinascimento che ci eravamo posti quale ambizioso obiettivo di riflessione sui modi, tempi, strategie di rinascita".

Eppure adesso niente sembra buio come l’orizzonte della cultura.

"Lo so. Sprangate le porte di cinema, di musei, di teatri. Vuote le sale degli spettacoli. Sono ferite al cuore e all’animo. Per la seconda volta in pochi mesi la pandemia ha imposto misure restrittive durissime verso tutto il comparto culturale. Il settore, con un senso di responsabilità ineguagliabile, si è subito adoperato per il rispetto di queste misure. I nostri festival, come quello dei Popoli che citavo prima ma anche lo Schermo dell’Arte o il River to river, si sono reinventati online. I musei hanno spalancato le sale vuote alle dirette social. I concerti sinfonici, a partire da quelli del Maggio musicale fiorentino e dell’Orchestra della Toscana, vengono suonati davanti a platee nude e diffusi in streaming".

Basterà questo a salvare la situazione?

"Il 30 ottobre scorso c’ero anch’io in piazza Santissima Annunziata dove i lavoratori del mondo dello spettacolo si sono dati appuntamento per una manifestazione composta per ricordare che si sono trovati a casa senza un’occupazione e in alcuni casi anche senza soldi e senza prospettive. Da amministratore so che non è il momento delle polemiche ma quello di rimboccarsi le maniche. Il Comune ha scelto intanto, come forma di ristoro dopo le misure estive, di destinare 350 mila euro a tutte quelle associazioni ed enti che organizzeranno eventi digitali e a teatri, sale di spettacolo in difficoltà".

Cosa servirebbe ancora?

"Torno a chiedere al Governo una legge per i lavoratori della cultura: il lockdown della scorsa primavera e le chiusure attuali hanno evidenziato tutta la fragilità di questo mondo e rese visibili anche alcune storture, soprattutto dal punto di vista delle tutele. Mettiamo mano dunque a una legge che finalmente chiarisca ruoli e competenze, con altri assessori alla cultura delle grandi città italiane ne stiamo discutendo".

E una volta superata la pandemia?

"Mi piacerebbe candidare Firenze ad ospitare gli Stati generali musica dal vivo annunciati dal ministro Dario Franceschini qualche settimana fa: a Firenze siamo stati i primi ad eliminare la burocrazia per gli spettacoli sotto i 200 spettatori e sono certo che la nostra città potrebbe dare un contributo fattivo al settore, uno dei più sofferenti. E poi aspettiamo con impazienza anche l’appuntamento annunciato dal premier Giuseppe Conte nell’ultima sua visita in città al quale sto già lavorando di concerto con il sindaco Dario Nardella e un gruppo tecnico di lavoro, un grande festival internazionale dedicato all’umanesimo, quell’umanesimo di cui ha parlato anche il Cardinale Giuseppe Betori che prefigura un uomo in crisi e reso fragile dalla pandemia che deve riscoprirsi forte con l’aiuto degli altri".

Sapremo cogliere questa sfida?

"Da qualche giorno sul Centro dell’arte contemporanea Pecci di Prato sventola una bandiera bianca che però, a dispetto del colore, ci dice che ‘we are still alive’. È un’installazione di Thomas Hirschhorn che ci invita alla resistenza e alla resilienza, anche nella cultura. Malgrado tutto, noi, insieme, possiamo farcela".

Olga Mugnaini