Si può fare del bene guadagnando. Nella graduatoria di Bloomberg dei migliori fondi d’investimento, ben nove dei più grandi fondi sostenibili, cioè quelli che seguono i criteri Esg (ambientali, sociali e di governance), hanno battuto l’anno scorso l’indice S&P 500 e sette di loro lo hanno fatto per il quinto anno consecutivo. Sarà anche per questo che gli investimenti etici, quelli che hanno un impatto positivo sul benessere dell’umanità e del pianeta, sono in fortissima crescita.

A livello mondiale, l’Europa è il mercato più attivo su questo fronte. Nel 2019, i fondi sostenibili europei hanno archiviato un anno record, surclassando la crescita dei fondi tradizionali. Il patrimonio dei fondi sostenibili, infatti, è cresciuto del 56%, un tasso di gran lunga superiore rispetto all’intero universo dei fondi (+18%), attestandosi a 668 miliardi, in base all’ultimo rapporto Morningstar. La raccolta è stata formidabile: i fondi sostenibili europei hanno raccolto 120 miliardi di euro, di cui 47,3 solo nel quarto trimestre. Nel 2018, i flussi netti erano stati pari a 34,4 miliardi. È boom anche per i nuovi prodotti: 360 in dodici mesi. In Europa, si contano oggi 2.405 fondi ed Etf (Exchange Traded Fund) che usano criteri Esg come componente fondamentale nella selezione dei titoli e nella costruzione del portafoglio oppure ricercano un impatto positivo e misurabile nei loro investimenti, oltre ai ritorni finanziari.

La tendenza favorevole è determinata da un lato dalla crescita d’interesse da parte degli investitori e dall’altro lato da un boom nell’offerta di strumenti di questo tipo. "La maggior parte ha un ampio mandato Esg, ma sono in forte crescita anche i tematici, soprattutto sulla crisi del clima, che ne annovera una cinquantina, compresi dieci sui green bond", spiega Hortense Bioy, direttrice della ricerca sulla sostenibilità di Morningstar in Europa. Oltre a lanciare nuovi strumenti, le società di gestione continuano a trasformare i fondi preesistenti, inserendo nel mandato un focus primario sui fattori Esg. Come spiega Bioy, è un modo per ridare vita a strumenti in difficoltà o per mettere in luce i propri sforzi in campo ambientale, sociale e di governance.

Una delle tendenze più marcate del 2019, per i fondi sostenibili, è stata la riduzione o l’uscita completa dal settore delle fonti fossili. In totale, ci sono ormai almeno 160 fondi sostenibili europei che esplicitamente stabiliscono nel prospetto di escludere o dare un’esposizione ridotta a questa industria, "anche se il linguaggio è spesso troppo vago", precisa Bioy. Anche i vincoli possono variare in modo notevole. Ad esempio, un fondo può dichiarare di escludere le compagnie che derivano il 5 o il 10% dei ricavi dalla produzione e distribuzione di petrolio o carbone, oppure di tenere fuori dal portafoglio le sole aziende con riserve di fonti fossili.

Questo è il problema centrale, che rischia di frenare la crescita del mercato degli investimenti etici. Ad oggi, non esiste un quadro armonizzato per la misurazione o la comunicazione dei risultati degli investimenti sostenibili. Qualsiasi fondo può rivendicare l’etichetta "sostenibile" e alcuni sono stati accusati di greenwashing, fuorviando gli investitori. Da qui nascono le richieste di controllare e valutare i fondi e le società nascenti che pretendono di far parte del club. Le agenzie di rating – come

Fitch Ratings, S&P Global e Moody’s – ci hanno messo degli anni per riconoscere la sostenibilità come tema d’investimento e per tenere traccia dei criteri. Nel suo rapporto Understanding Impact Investing 2018, Kpmg ha identificato quasi 400 diverse normative sulla sostenibilità, linee guida, codici di condotta, quadri e altri strumenti di segnalazione che vengono utilizzati in 64 paesi. La francese Vigeo Eiris, una delle più antiche agenzie di rating Esg del mondo, ora di proprietà di Moody’s, ha identificato 38 driver di sostenibilità e ha stabilito una ponderazione per ciascuno, ma anche su questo non c’è unanimità. Con la forte crescita del settore, si dovrà arrivare a criteri unificati.