di Francesco Delzio

È raro nella storia degli uomini che una rivoluzione sia innescata, al tempo stesso, dal basso e dall’alto. Ma quando ciò si verifica, l’esito è straordinariamente potente. È quanto sta accadendo per la ‘rivoluzione verde’ dei cittadini: lo stesso fenomeno che potremmo definire ‘Green New Deal’, guardandolo dalla visuale delle grandi strategie europee. Se è noto l’obiettivo strategico del piano della Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen (nella foto) – trasformare il Vecchio Continente nella prima regione globale a impatto climatico zero entro il 2050 – meno noto è invece che il nostro Paese sta correndo già in quella direzione, grazie soprattutto a nuovi comportamenti dei cittadini e delle imprese che la tragedia del Covid-19 ha ulteriormente accelerato.

Il 2020 sarà un anno indimenticabile per la bike economy: rivenditori assaltati da acquirenti che si contendono i pezzi disponibili, produttori in difficoltà nel tenere il passo degli ordini, numeri record di fatturato per l’intero comparto. Si tratta di un trend globale che sta avendo particolare risalto nei Paesi europei, di cui l’Italia è capofila: le previsioni per l’intero 2020 stimano che nel nostro Paese sarà superata quota 2 milioni di biciclette vendute. Il bonus mobilità ha svolto un ruolo potente, ma sarebbe miope ridurre tutto all’effetto di un incentivo: il fenomeno è molto più profondo e trasversale.

La trasformazione della mobilità urbana nel nostro Paese è determinata da molti fattori, dalla diffusione delle e-bike e dei monopattini elettrici all’esplosione del bike sharing, dalla paura di utilizzare i mezzi pubblici a causa del virus ad una nuova consapevolezza ambientale. Eppure, le nostre città sono costruite oggi quasi esclusivamente per i motori. L’Italia è molto indietro non solo nella costruzione di piste ciclabili e di parcheggi per le due ruote, ma anche nel ripensamento dell’intera circolazione per garantire sicurezza ai ciclisti. Il ‘Green New Deal’ dei cittadini è alimentato anche dal boom dell’economia circolare, che si stima produrrà entro il 2030 quasi 4,5 trilioni di dollari di fatturato a livello globale. Ma questo nuovo modello economico non è solo business: è un paradigma di produzione e consumo che ha dietro di sé nuovi valori come la condivisione, il riutilizzo e il riciclo dell’esistente.

Anche in questo ambito, l’Italia (a sorpresa) ha raggiunto una posizione di assoluta eccellenza. Lo ha svelato il Rapporto ‘Green Italy 2020’, presentato di recente da Fondazione Symbola e Unioncamere, secondo cui l’Italia è leader in Europa nel riciclo dei rifiuti, perché ben il 79 per cento del totale dei rifiuti prodotti nel nostro Paese viene portato a nuova vita. È il doppio rispetto alla media europea. "Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla" ha detto Papa Francesco. Gli italiani lo sanno.

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