Michele

Brambilla

Questo numero speciale si chiama ‘Orizzonte Rinascimento’ e con questo nome era stato concepito già prima che sul nostro Paese – ma direi su tutto l’Occidente – si abbattesse il ciclone del coronavirus. Ben prima, cioè, che si avvertisse l’esigenza di una rinascita dovuta alla crisi provocata dalla pandemia.

Dovremmo infatti riavvolgere il nastro della memoria e tornare allo scorso mese di gennaio. Come eravamo? Ci sentivamo un Paese in crescita? La risposta è no, non ci sentivamo un Paese in crescita. Da anni parlavamo di declino. Eravamo un’Italia stanca, sfibrata, sfiduciata. E anche se è impopolare dirlo, eravamo il risultato di troppi anni di sazietà. Non voglio dire che la nostra economia stesse girando a mille, anzi. Ma eravamo sazi di cose e perfino di illusioni e disillusioni; eravamo molli, incapaci di reagire. Mi pare che il termine più adatto sie questo: eravamo un Paese seduto.

In questo contesto è arrivato il Covid. Un imprevisto. Del quale, è ovvio, avremmo fatto volentieri a meno. La crisi è tuttora in corso: tanto che, solo per fare un piccolo esempio, anche il grande convegno che avevamo ideato a Palazzo Vecchio per la fine di novembre è stato rinviato a data da destinarsi, a causa della seconda ondata. Molti esercizi commerciali sono fermi, molte imprese in difficoltà, tutto il mondo dello spettacolo e della cultura è chiuso, la scuola – il primo investimento su cui dovremmo puntare – è dimezzata. Stiamo medicandoci diverse ferite: e non sappiamo ancora quali altre ferite produrranno ancora le conseguenze della crisi economica. Ma la storia – e la storia d’Italia più di ogni altra, forse – ci insegna che un popolo dà il meglio quando è costretto a reagire, a fare squadra, e ripensare il futuro. A far sì, insomma, che un imprevisto possa essere trasformato in un’opportunità.

Qualcuno ricorda per età, ma tutti dovrebbero saperlo: l’Italia fu grande nel secondo dopoguerra, quando dalle macerie di un disastro apocalittico seppe ricostruirsi più forte, più libera, capace di dar vita a un miracolo economico che stupì il mondo intero. Occorre quindi attingere alle nostre forze più profonde: al cuore, al coraggio, alla nostra inventiva, alla nostra fantasia. L’opportunità può consistere nel ricostruirci migliori di come eravamo prima della pandemia. Per questo è importante cogliere l’occasione per progettare uno sviluppo che tenga conto della sostenibilità e dell’ambiente. Se non si ha chiaro in testa questo obiettivo, non ci sarà futuro per il mondo intero. Dobbiamo rinascere meglio di come eravamo prima; dobbiamo rinascere invertendo un trend che ci stava portando alla distruzione. Dobbiamo rinascere ripensando un sistema economico che ha mostrato i suoi limiti e le sue fragilità: enormi, se si pensa che sono bastati pochi mesi di lockdown per far precipitare il Pil dell’intero Occidente, cioè della parte più ricca del mondo e della storia.

L’Italia, che è stata la culla del Rinascimento, può tornare protagonista anche ora. In questo speciale trovate una serie di interventi di studiosi, amministratori pubblici, imprenditori che hanno deciso di scommettere sul futuro. Noi, come giornale, cerchiamo di fare la nostra parte. Che non è solo quella di dare notizie. È anche quella di sentirsi appartenenti a una comunità, e come tali in dovere di dare un contributo: di idee e di progetti, in questo caso. Dario Nardella, il sindaco di Firenze, la città luce del Rinascimento, ha scritto in queste pagine di essere certo che ce la faremo. Ne siamo certi anche noi.