di Francesco Delzio

In fondo le città possono essere considerate la più grande invenzione dell’uomo, perché sono il luogo principale di incontro, di contaminazione e di crescita di persone, culture ed economie. Oggi vivono tuttavia una profonda crisi, da Occidente ad Oriente, a causa del forte e pericoloso squilibrio tra uomo e natura. Lo sta rendendo evidente la pandemia: non è un caso che il Covid abbia trovato maggiore diffusione nelle aree urbane più inquinate.

È forte oggi il bisogno di ripensare le città, realizzando una rivoluzione urbanistica che riporti la qualità dell’architettura, la bellezza, la natura al centro delle strategie di sviluppo locali e nazionali. Per abbattere l’inquinamento occorre rivedere per intero il nostro modo di costruire, incentivando la riqualificazione degli edifici esistenti per renderli ‘intelligenti’ con l’obiettivo di ridurre le emissioni, privilegiando sistemi di mobilità green mediante forti investimenti pubblici in piste ciclabili e infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, diffondendo la bellezza dai centri storici alle malandate periferie.

Spesso si citano le città del Nord Europa come modelli della transizione ecologica, in primis Helsinki. In realtà esiste un benchmark molto più vicino a noi: è Barcellona (nella foto), la prima città che ha lavorato con efficacia sugli spazi aperti, sulle piste ciclabili, sulla mobilità ecologica.

Un altro modo per riequilibrare il rapporto tra uomo e natura è cambiare l’assetto delle metropoli da monocentriche a ‘policentriche’, superando l’attuale modello che condensa bellezze turistiche, luoghi direzionali, centri di innovazione e zone dello shopping in un’unica area centrale della città, mediante la realizzazione all’interno della stessa città di una serie di poli ben connessi tra di loro. Un modello interessante è quello di Sydney, che si è data un grande obiettivo strategico: entro il 2056 tutti i cittadini dovranno vivere a non più di 30 minuti dal lavoro e dai servizi essenziali. La ‘nuova Sydney’ è costituita da tre entità urbane distinte e con vocazioni diverse, ma strettamente integrate tra di loro: Western Parkland, dove si concentrano il commercio ed i settori ad alta conoscenza, The Central River City, dove hanno sede le Istituzioni, la Pubbliche Amministrazioni e i servizi finanziari, e infine Eastern Harbour City, l’hub dell’innovazione e della ricerca.

La spinta culturale e la convenienza strategica ad una rivoluzione urbanistica fondata sulla qualità, sulla bellezza e sul rispetto della natura dovrebbero essere oggi in Italia più forti che in qualsiasi altro luogo al mondo. Se la ricerca della bellezza come sintesi felice tra uomo e natura è stata uno dei pilastri del nostro Rinascimento, la rivoluzione urbanistica come riequilibrio del rapporto uomo-natura potrebbe essere oggi uno dei driver della ripartenza italiana. Nel segno di un nuovo Rinascimento che, come il primo, abbia origine nelle nostre meravigliose città.

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