di Olga Mugnaini

Orizzonte Rinascimento è un’occasione e una sfida per coinvolgere le migliori energie del Paese. In questa avventura il sindaco Dario Nardella ha trovato numerosi compagni di viaggio, e tra questi Lucia Aleotti (nella foto), azionista e membro del cda di Menarini, che ha accettto di essere uno dei consiglieri speciali del progetto.

Dottoressa Aleotti, cosa troveremo alla fine del tunnel? E come prendere esempio dalla stagione del Rinascimento?"

"Parlare di Rinascimento a Firenze in questo momento non è facile. La crisi è durissima, il morso che colpisce le nostre imprese nel mondo del turismo in tutta la sua filiera e l’artigianato di qualità, è tremendo. Mentre si pensa a nuovi modelli di sviluppo della città per il futuro, bisogna pensare alla sopravvivenza del tessuto imprenditoriale, e soprattutto impedire che vi siano infiltrazioni della criminalità organizzata che approfittano di questo momento di difficoltà. Se ciò accadesse, bisogna essere chiarissimi, significherebbe allontanare per sempre la ripresa. Nessuna impresa vuole investire in modo importante in aree dove può essere ostaggio di pressioni o ricatti".

Come difendersi da questi rischi?

"Nessuno si salva da solo. Mi viene grande sconforto nel vedere le continue tensioni tra Governo nazionale, regioni, comunità locali. Ogni cinque giorni contiamo in Italia più morti del tragico 11 settembre. Ogni cinque giorni! Il tutto accompagnato da una crisi economica durissima. Forse sarebbe il momento di mettere via i social, e lavorare davvero tutti insieme. L’ascolto delle imprese è importantissimo, e la ricchezza dei nostri territori è data anche dalla varietà delle caratteristiche delle imprese e delle loro necessità pratiche. Per questo a mio avviso è importante trovare un collegamento fortissimo tra legislazione nazionale e necessità locali".

Secondo lei come si costruisce questo collegamento?

"L’idea a cui sta lavorando il sindaco Nardella insieme al professor Petretto e a me va proprio in questa direzione, un bonus fiscale per chi supporta le imprese in difficoltà del proprio territorio, senza tanta burocrazia. Ma sarà lui a parlarne più diffusamente al momento giusto. Poi è chiaro che dalle grandi crisi bisogna imparare, e noi da questa impariamo che il territorio fiorentino deve riuscire a costruire un tessuto meno dipendente dal turismo".

Però ogni territorio ha le sue vocazioni, e Firenze è destinata al turismo.

"Certo, e non deve abbandonarla. Ma prendiamo Siena: dopo la crisi della sua banca che sembrava aver azzerato l’economia del territorio, c’è stato un fiorire di investimenti nell’area farmaceutica e medicale, e oggi l’arma italiana contro il Covid, l’anticorpo monoclonale italiano, viene dal genio del professor Rappuoli, dalla dedizione e preparazione dei giovani della senese Toscana Life Sciences guidati da un uomo di grande capacità come Landi. Come Menarini siamo orgogliosi di essere parte di questa sfida, è nei nostri impianti biotech che abbiamo messo a punto il processo produttivo e a breve da qui usciranno le prime dosi dell’anticorpo per la sperimentazione".

A proposito di farmaceutico...

"Il farmaceutico è un settore che conosco bene, ma ritengo che il discorso sia lo stesso anche per altri comparti. La domanda è una: l’Italia vuole esserci o no da protagonista, e non solo da acquirente, nelle terapie del futuro che saranno esportate ovunque? Se sì, basta ipocrisia! Deve consentire alle proprie imprese di crescere, di investire. Le imprese devono sentire l’abbraccio del proprio Paese, non sentirlo nemico. In Italia la media dei prezzi dei farmaci è molto più bassa degli altri Paesi europei e anche la spesa farmaceutica".

Nonostante ciò le imprese del farmaco hanno continuato ad investire in Italia.

"Hanno continuato a investire e rappresentano una grande risorsa per la ripresa. Menarini ha deciso pochi mesi fa di costruire alle porte di Firenze un nuovo grande stabilimento che darà lavoro a 500 persone tra dirette e indirette. Vogliamo smettere di colpire questo settore con tagli di prezzo e false equivalenze terapeutiche e accordarci con le imprese che nei prossimi cinque anni facciano, in Italia e non altrove, dieci o venti investimenti come questo? Allora sì che in cinque anni avremo cambiato l’Italia, altro che con i tweet dedicati a cercare il consenso dei leoni da tastiera!"