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Storie e curiosità sui cibi della tradizione per un pranzo pasquale indimenticabile

Uova / Venivano usate anche dalle civiltà Persiana, Egizia e greca per celebrare l’inizio della primavera

La decorazione delle uova risale al Medioevo
La decorazione delle uova risale al Medioevo

Una festa comandata forse più "easy" rispetto al Natale, ma non meno sentita. E non solo da coloro che si dichiarano credenti. Con i suoi riti e con le sue tradizioni gastronomiche diverse tra regione e regione (d’altronde l’Italia è un vero "arcipelago di culture" che rende il nostro Paese particolare rispetto ad altri, con diversità tanto apprezzate anche dai turisti stranieri che scelgono di trascorrere le vacanze nello Stivale), tra i quali, il tempo dedicato al pranzo pasquale. Dimenticatevi la dieta, almeno per un giorno, perché non è domenica di Pasqua senza un incontro a tavola che ignori il calcolo delle calorie in nome di menù che esaltano la tradizione

Non si può non partire con un antipasto a base di uova, uno dei cibi simbolo di questa festività. Utilizzate anche dai Persiani, dagli Egiziani e dai Greci, mangiarle in questo periodo significava anche celebrare l’inizio della primavera. La moda dell’uovo di cioccolato da regalare si è di usa nell’Ottocento all’epoca di Luigi XIV grazie a Rodolphe Lindt (vi dice niente questo nome?), figlio di un farmacista, che riuscì ad ottenere un cioccolato morbido grazie al processo del concaggio, nato per caso dopo aver lasciato involontariamente i macchinari accesi per tre giornel Settecento a Torino, la capitale del cioccolato. Nel 1875 sarà l’azienda inglese Cadbury a produrre su scala industriale le uova di cioccolato con sorpresa. Che spesso viene scelta da colui o colei che lo dona per venire incontro ai desiderata dei bambini. Adesso, poi, vanno molto di moda le uova a tema, con sorprese incentrate sui personaggi di un cartone aniLa loro decorazione e colorazione, risale, invece, all’epoca medioevale: abbiamo traccia di questa abitudine nei libri contabili di re Edoardo I d’Inghilterra, che registrano la commissione di ben 450 uova rivestite d’oro e decorate da donare in occasione della Pasqua. Un altro evento storico riguardante le uova risale al 1176, quando il superiore dell’abbazia di St. Germaindes-Près donò a re Luigi VII, rientrato a Parigi dopo aver combattuto nella II crociata (1147-1150), alcuni prodotti delle sue terre come le uova, simbolo di vita che si rinnova. Per quanto riguarda invece quello prettamente religioso, il guscio rappresenta il sepolcro dal quale Cristo è risorto, segno di vita e di rinascita. La sua presenza nell’arte sacra ha dato origine ad un'usanza tutt’ora molto presente in alcune zone, quella di benedire le uova durante la Messa. Alimento estremamente versatile che può essere bollito e successivamente abbinato al tonno, allo speck e pomodorini, al cous cous, alle verdure, al salmone e caviale. Un altro alimento che si consuma a Pasqua è l’agnello. Per scoprire il motivo per cui si mangia la sua carne occorre consultare l’Antico Testamento. Un esempio è il Libro dell’Esodo (Esodo, 12, 1-9), quando a proposito della Pasqua ebraica Dio disse a Mosè e Aronne: "Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa". E poi: "In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell'acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere". Simbolo del sacrificio per eccellenza, ma anche del candore e della fragilità della vita, per la religione ebraica il credente, con l’o erta di un agnello, donava a Dio ciò che aveva di più bello e prezioso, come se o risse se stesso. Nei Vangeli, però, non c’è traccia di questo rituale, presente invece nelle pagine dell’Antico Testamento, perché l’Agnello è Gesù stesso, crocifisso per la redenzione dell’umanità (nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista accoglie così il Cristo: "Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!").

Uovo di cioccolato con sorpresa, tradizione dal 1800
La moda dell’uovo di cioccolato da regalare si è di usa nell’Ottocento all’epoca di Luigi XIV grazie a Rodolphe Lindt (vi dice niente questo nome?), figlio di un farmacista, che riuscì ad ottenere un cioccolato morbido grazie al processo del concaggio, nato per caso dopo aver lasciato involontariamente i macchinari accesi per tre giorni. La moda dell’uovo di cioccolato con sorpresa risale, invece, al 1885, quando lo zar Alessandro III di Russia commissionò al famoso orafo Peter Carl Fabergé un uovo di platino smaltato di bianco che, al suo interno, ne conteneva un altro in oro (il dono era destinato alla moglie Maria Fëdorovna). In Italia la tradizione di inserire un piccolo dono all’interno è iniziata nel Settecento a Torino, la capitale del cioccolato. Nel 1875 sarà l’azienda inglese Cadbury a produrre su scala industriale le uova di cioccolato con sorpresa. Che spesso viene scelta da colui o colei che lo dona per venire incontro ai desiderata dei bambini. Adesso, poi, vanno molto di moda le uova a tema, con sorprese incentrate sui personaggi di un cartone animato, un giocattolo, un film o una squadra di calcio particolarmente popolari tra i più piccoli. Una curiosità: in Francia si organizzano delle vere e proprie "cacce alle uova", "cacce al tesoro" in versione pasquale durante le quali piccoli ovetti vengono nascosti in alcuni angoli, come gli alberi dei giardini o altre aree verdi, per la gioia dei bambini che riescono a trovarli.

La Colomba, una delizia nata a Milano che ha poi conquistato tutto lo Stivale
Anni '30 / Per riciclare macchine e materiali, si creò un dolce con i medesimi ingredienti del panettone
Un altro dolce che non può mancare sulla tavola è la colomba. Due i significati riguardanti la sua forma. Il primo risale alla tradizione cristiana, perché questo volatile, che è presente spesso sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, è il simbolo dello Spirito Santo, della speranza e della salvezza. Il secondo, invece, è relativo alla primavera, stagione del risveglio della natura, da qui il senso del ringraziamento e il desiderio dell’o erta. Ma come nasce questa tradizione? Dall’ingegno dei Motta, produttori del panettone milanese. Negli anni '30 in azienda si chiedono cosa fare per utilizzare gli impianti più di una volta all’anno per non lasciar li inattivi. Profondi conoscitori delle logiche industriali di riutilizzo delle macchine e dei materiali, i Motta decidono di creare un dolce pasquale con gli stessi ingredienti del panettone. Dino Villani, direttore della pubblicità, ha un’intuizione vincente, che porterà alla nascita della colomba così come la conosciamo oggi. L’impasto è a base di farina, burro, uova, zucchero, buccia d’arancia candita e la copertura è costituita da uno strato di mandorle e frutta secca. Il risultato è un dolce fragrante e nutriente, adatto alla fine del pranzo pasquale. Lo slogan pubblicitario, realizzato dall’artista Cassandre, era: "Colomba pasquale Motta, il dolce che sa di primavera". Oltre alla nascita commerciale di questo dolce, però, sono associate anche alcune leggende. Come quella di San Colombano, da cui prenderebbe il nome, che, invitato alla corte della regina longobarda Teodolinda, trasformò le ricche pietanze servite in pani candidi a forma di colomba. C’è anche chi sostiene che sarebbe nata nel 572 a Pavia, quando, dopo l’assedio della città, al re longobardo Alboino sarebbe stato o erto un pane con la forma di questo volatile.

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