Lunedì 15 Luglio 2024

Gaza, il terrore delle donne incinte: “Si auto-inducono il travaglio per evitare il parto durante la fuga”

Rapporto choc di Save the children: “Si stima che nella Striscia siano nati 50mila bambini durante i nove mesi di conflitto e molte donne hanno partorito in condizioni traumatiche. Chiediamo il cessate il fuoco immediato e definitivo”

Roma, 8 luglio 2024 - Nascere a Gaza, choccante il rapporto di Save the children, che lancia l’allarme. “Alcune donne si auto-inducono il travaglio per evitare di partorire durante la fuga, altre hanno paura di chiedere cure prenatali vitali per timore di bombardamenti e altre ancora hanno perso la vita a causa della mancanza di accesso ai servizi sanitari.

Si stima che a Gaza siano nati 50mila bambini durante i nove mesi di conflitto e molte donne hanno partorito in condizioni traumatiche, non igieniche e non dignitose, senza avere accesso ai servizi di base”.

Donne a Gaza: rapporto choc di Save the children sulle partorienti
Donne a Gaza: rapporto choc di Save the children sulle partorienti

Le sfide delle donne a Gaza

"Le donne si trovano ad affrontare sfide significative durante tutta la gravidanza, tra cui la mancanza di cibo e di acqua potabile, i frequenti spostamenti, il trauma della perdita di persone care e la paura di ferirsi o di morire - mette in fila Save the children -. Una madre ha riferito di non aver mangiato carne per cinque mesi di gravidanza e di aver perso peso negli ultimi mesi prima del parto. Da maggio, il personale di Save the Children assiste donne incinte, neonati e famiglie presso il centro di assistenza sanitaria primaria di Deir Al-Balah, nel centro di Gaza, e riferisce di condizioni terribili per le partorienti e per i neonati che lottano per sopravvivere nelle prime settimane di vita. I blackout elettrici comportano rischi estremi per i neonati gravemente malati, compresi quelli in incubatrice”.

Le parole dell’ostetrica

"Abbiamo visto come lo stress e la sofferenza continui si ripercuotano sulle donne. Alcune hanno fatto scelte drastiche come l’autoinduzione del travaglio con l’uso di farmaci per paura di perdere il bambino in caso di fuga”, ha dichiarato, il mese scorso, Sharifa Khan, ostetrica dell’Unità sanitaria di emergenza di Save the Children. “Con la decimazione del sistema sanitario a Gaza e le significative restrizioni al lavoro delle agenzie umanitarie, le donne incinte e le neomamme non hanno avuto accesso ai requisiti sanitari e nutrizionali di base previsti dagli standard internazionali - è la denuncia di Save the Children -. Questo ha causato gravi danni mentali e fisici a molte madri e ai loro bambini, alcune hanno adottato misure estreme per cercare di proteggere i loro figli non ancora nati”. 

"Gaza non è luogo per la nascita di bambini”

Gaza oggi non è un luogo adatto alla nascita di un bambino. Sappiamo che l’esposizione prolungata a stress e traumi, insieme alla presenza di strutture mediche al di sotto degli standard, può portare al parto prematuro e alla morte dei neonati – è la conclusione di Rachel Cummings, team leader di Save the Children a Gaza -. È un fallimento politico incommensurabile che questa guerra si sia protratta per nove mesi, lo stesso tempo necessario a una madre per portare a termine una gravidanza o a un bambino per imparare a gattonare. Ogni donna rimasta incinta in questo periodo avrà conosciuto solo paura, trauma, privazioni e sfollamento. Ogni madre che ha partorito lo ha fatto senza il supporto di cui tutte le donne hanno bisogno per partorire in sicurezza. E ogni bambino nato, che riesce a sopravvivere a queste condizioni, avrà conosciuto solo la guerra. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e definitivo come unico modo per salvare vite a Gaza e porre fine alle gravi e incessanti violazioni dei diritti dei bambini. Non c’è alternativa”.