Pitti
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Da quando è iniziata la pandemia è tutto uno straordinario. Che sembra diventato l’ordinario. Quando siamo stati solo online abbiamo scoperto un mondo nuovo, quello digitale. Non proprio scoperto, visto che ci stavamo allenando da qualche anno, ma fra l’allenamento e la partita vera e propria c’è una bella differenza. Però ne siamo usciti bene, abbiamo mantenuto le relazioni, promosso centinaia di collezioni, comunicato le storie più interessanti. Per chi fa il nostro mestiere, non ci sono dubbi che il digitale sia la necessaria integrazione del formato fisico. Quando l’estate scorsa siamo tornati in presenza, con 300 espositori all’Uomo e neppure 80 al Bimbo, con quasi 5mila compratori, abbiamo avuto solo complimenti: per l’organizzazione della sicurezza… e per il coraggio. Quei complimenti andavano girati alle aziende che ci avevano...

Da quando è iniziata la pandemia è tutto uno straordinario. Che sembra diventato l’ordinario. Quando siamo stati solo online abbiamo scoperto un mondo nuovo, quello digitale. Non proprio scoperto, visto che ci stavamo allenando da qualche anno, ma fra l’allenamento e la partita vera e propria c’è una bella differenza. Però ne siamo usciti bene, abbiamo mantenuto le relazioni, promosso centinaia di collezioni, comunicato le storie più interessanti. Per chi fa il nostro mestiere, non ci sono dubbi che il digitale sia la necessaria integrazione del formato fisico.

Quando l’estate scorsa siamo tornati in presenza, con 300 espositori all’Uomo e neppure 80 al Bimbo, con quasi 5mila compratori, abbiamo avuto solo complimenti: per l’organizzazione della sicurezza… e per il coraggio. Quei complimenti andavano girati alle aziende che ci avevano dato fiducia, ai compratori e ai giornalisti che si erano ri-messi in viaggio per amore di Pitti e di Firenze. Perciò a partire da settembre tutta l’azienda si è rigettata nella mischia per organizzare un grande ciclo invernale. Abbiamo raccolto più di 600 adesioni all’Uomo e quasi 200 al Bimbo: risultato incredibile.

Le pre-registrazioni dei compratori sono state di gran lunga superiori di quelle di giugno 2020, quasi un +80%, un ottimo segno sul fronte delle presenze fisiche. Siamo tornati a fare le conferenze stampa in giro per il mondo, a trovare vecchi e nuovi amici della comunicazione. Da fine dicembre a oggi i lavori in Fortezza da Basso sono andati avanti nel rispetto delle più rigorose misure di sicurezza. Ecco, a pensarci adesso avrei preferito fermare l’orologio – o meglio il calendario – un mese e mezzo fa, felice e orgoglioso di numeri già superiori alle aspettative. Oggi sono, anzi siamo ancora orgogliosi e felici del nostro lavoro, della quantità e qualità delle collezioni in Fortezza da Basso, della presenza della nostra prima fila di espositori con tanti progetti nuovi, dell’organizzazione della sicurezza.

Dell’essere ancora una volta gli apripista della stagione fieristica internazionale in Italia, forse non solo della moda. Ma anche un po’ arrabbiati, sì. Con chi e perché? Con chi non lo so, forse il virus, anche se trovo un po’ blasfemo personalizzare un virus. Il perché è più semplice: un andamento diverso della situazione sanitaria nell’ultima parte dell’anno e ora all’inizio del nuovo ci avrebbe consentito di aprire la manifestazione in un’atmosfera migliore. Nelle ultime settimane alcuni espositori hanno avuto difficoltà, soprattutto quelle aziende che, a prescindere dalla loro dimensione, si sono trovate strette tra casi di positività, quarantene e isolamenti fiduciari. Le misure di contenimento si sono (comprensibilmente) inasprite, le compagnie aeree hanno cambiato tanti voli, alcune procedure di entrata-uscita da e per paesi esteri sono diventate più complicate.

Avevamo messo in conto che tutto ciò avrebbe potuto influire sulla partecipazione al salone, ma averci pensato non ci consola dal dispiacere di aver perso qualcuno per strada proprio nel tratto finale. I numeri complessivi hanno retto l’urto, anche sui fronti dei compratori e della stampa, ma abbiamo dovuto cancellare alcuni eventi speciali a cui tenevamo molto, anche per Firenze. Lo stesso hanno dovuto fare gli espositori pronti a realizzare presentazioni speciali, scaldati da una ritrovata serena socialità. Lo ho ripetuto spesso in queste settimane, a chi sommessamente o no mi chiedeva se siamo stati troppo testardi: il fatto è che Pitti Immagine ha fatto una scelta sin dall’inizio della pandemia, quella di restare vicina alle aziende e ai compratori, cercare l’interesse del sistema moda.

E da allora a quella scelta siamo rimasti fedeli, adattandoci all’evoluzione della situazione generale, tirando fuori il meglio dalle nostre persone, dai collaboratori, dai fornitori. Abbiamo fatto patti trasparenti con i clienti. In fin dei conti ci siamo ispirati alle scelte del nostro Governo, che ha deciso di conciliare a ogni costo l’irrinunciabile tutela della salute collettiva e l’indispensabile tutela delle attività economiche, condizioni necessarie l’una per l’altra. Il bilancio lo faremo tra una settimana. Oggi buon lavoro e buon Pitti!

*Amministratore Delegato

di Pitti Immagine