Koons
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’Jeff Koons. Shine’ continua la serie di esposizioni di Palazzo Strozzi dedicate ai più importanti protagonisti dell’arte contemporanea. La mostra indaga un aspetto unico dell’artista americano, quello legato al concetto di riflettenza e luminosità delle opere. Nel percorso espositivo più di trenta opere specchianti e coloratissime splendono nella severa architettura quattrocentesca di Palazzo Strozzi, per l’occasione riportata alla luce grazie alla quasi integrale rimozione dei rivestimenti che ne ricoprono gli interni. Le pareti in intonaco bianco, le colonne, i capitelli di pietra serena, le finestre dai vetri piombati, gli oculi rotondi e gli archi a tutto sesto, i cancelli a decorazioni zoomorfe in ferro battuto, i camini scolpiti, i pavimenti in cotto… tutto si riflette all’infinito, rappresentato e deformato in una anamorfosi continua...

’Jeff Koons. Shine’ continua la serie di esposizioni di Palazzo Strozzi dedicate ai più importanti protagonisti dell’arte contemporanea. La mostra indaga un aspetto unico dell’artista americano, quello legato al concetto di riflettenza e luminosità delle opere. Nel percorso espositivo più di trenta opere specchianti e coloratissime splendono nella severa architettura quattrocentesca di Palazzo Strozzi, per l’occasione riportata alla luce grazie alla quasi integrale rimozione dei rivestimenti che ne ricoprono gli interni. Le pareti in intonaco bianco, le colonne, i capitelli di pietra serena, le finestre dai vetri piombati, gli oculi rotondi e gli archi a tutto sesto, i cancelli a decorazioni zoomorfe in ferro battuto, i camini scolpiti, i pavimenti in cotto… tutto si riflette all’infinito, rappresentato e deformato in una anamorfosi continua creata dalle superfici, dalle curve cromate di queste opere che rappresentano l’epitome dell’arte contemporanea occidentale a cavallo tra vecchio e nuovo millennio.

Nato nel 1955 in Pennsylvania da una famiglia della middle class, viene incoraggiato all’arte dai genitori, che già a cinque anni gli fanno frequentare corsi di disegno. Koons inizia in seguito a dipingere copiando opere di artisti famosi esposte dal padre nel suo negozio di arredamento. Per i clienti paterni il piccolo Jeffrey, già detto Jeff, copia le opere di artisti del passato, soprattutto francesi. Durante gli studi al Maryland Institute College of Art a Baltimora (1972-1974) i suoi interessi si allargano all’arte bizantina e al folclore americano. Conosce artisti del gruppo Chicago Imagists, come Jim Nutt e Ed Paschke. Quest’ultimo, di cui diventa anche assistente, lo introduce a un mondo notturno e underground. A New York, del ’76, Koons si dedica a lavori tridimensionali, ancora non parte di seriazioni coerenti ma caratterizzati dall’uso di elementi e tecniche desunti dall’arte concettuale, quali il ready-made e l’utilizzo dello specchio nelle composizioni. L’artista racconta di una sorta di epifania creativa durante le prime sperimentazioni con le superfici riflettenti: un momento di kairos che avrebbe segnato tutta la sua carriera.

Da questa illuminazione nascono le sue prime opere tridimensionali, come Sponge Shelf o Inflatable Flowers e Five Double-Sided Floor Mirrors with Inflatable Flowers, ambedue del 1978 e caratterizzati anch’essi dall’uso di fiori giocattolo di plastica e dalla presenza degli specchi che coinvolgono lo spettatore, facendolo entrare nell’opera. In questi lavori giovanili è già presente un altro elemento che caratterizzerà la sua produzione: il dialogo non gerarchico tra le forme, in cui a soggetti e materiali differenti, o anche contrastanti, viene conferita pari dignità artistica. Koons sceglie l’ingenuità di oggetti graziosi e infantili come fiori e coniglietti, ma anche figurine miniaturizzate in plastica di sculture che acquista a New York nei piccoli negozi di cianfrusaglie. Spesso per Koons, artista dei record, si sprecano i superlativi: il più grande, il più importante, il più influente, il più famoso, il più sovversivo, il più controverso, il più caro, il più ricco... Confidiamo che questo viaggio tra le sue opere, potrà portare a inserire nuovi aggettivi in questa lista, ricordando che Koons ha lavorato tutta la vita per rendere la sua arte più inclusiva, più aperta, più democratica, più spirituale.

L'ESPOSIZIONE FINO AL 30 GENNAIO

Aperta il 2 ottobre scorso la mostra ’Jeff Koons. Shine’ a cura di Arturo Galansino e Joachim Pissarro, chiuderà il 30 gennaio a Palazzo Strozzi. A Firenze sono così esposti 40 anni di carriera del celebre artista con una selezione delle sue più celebri opere d’arte, dalla metà degli anni Settanta a oggi. Opere che pongono lo spettatore davanti a uno specchio in cui riflettersi e lo collocano al centro di tutto. Come afferma lo stesso Koons: "Non si tratta di creare oggetto o immagine; tutto avviene nella relazione con lo spettatore. Qui avviene l’arte". Proprio perché sono gli specchi il tema principale di Pitti Uomo 101 ci è venuto naturale ripensare all’arte immensa di Koons pubblicando questo testo del direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi Galansino, che affronta il tema della ’riflettenza’.

*Direttore Generale Fondazione Palazzo Strozzi