SStyle
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La ricerca di stili e tendenze, la scoperta di nuovi brand o di giovani stilisti di talento, l’apertura a culture lontane e tradizioni diverse, l’interesse per i linguaggi del contemporaneo che interagiscono e si confrontano con la moda sono al centro della politica di Pitti Immagine e della Fondazione Discovery. Un approccio che si applica ai saloni commerciali come agli eventi speciali, con esiti che da entrambe le parti finiscono per tracimare i rispettivi argini e irrigarsi reciprocamente. All’inizio del nuovo millennio grandi espositori di Pitti Uomo – Ermenegildo Zegna e Hugo Boss tanto per intenderci, poi seguiti da altri – presero strade diverse, chi aggregandosi alle fashion week chi facendo scelte da battitore libero. Fu un passaggio rischioso per noi - erano brand che si portavano dietro compratori da tutto il mondo, riferimento per molte altre aziende - ma in poco tempo il salone prese la fisionomia che ha adesso, con...

La ricerca di stili e tendenze, la scoperta di nuovi brand o di giovani stilisti di talento, l’apertura a culture lontane e tradizioni diverse, l’interesse per i linguaggi del contemporaneo che interagiscono e si confrontano con la moda sono al centro della politica di Pitti Immagine e della Fondazione Discovery. Un approccio che si applica ai saloni commerciali come agli eventi speciali, con esiti che da entrambe le parti finiscono per tracimare i rispettivi argini e irrigarsi reciprocamente. All’inizio del nuovo millennio grandi espositori di Pitti Uomo – Ermenegildo Zegna e Hugo Boss tanto per intenderci, poi seguiti da altri – presero strade diverse, chi aggregandosi alle fashion week chi facendo scelte da battitore libero. Fu un passaggio rischioso per noi - erano brand che si portavano dietro compratori da tutto il mondo, riferimento per molte altre aziende - ma in poco tempo il salone prese la fisionomia che ha adesso, con un forte accento sulla ricerca, le novità stilistiche e sull’apertura a settori di moda diversi dall’abbigliamento.

Gli eventi furono stimolati da questa svolta e a loro volta l’accompagnarono, ne ampliarono la portata mediatica. Ricordiamo fra i tanti di quel periodo: Hussein Chalayan, Hedi Slimane, Raf Simons, Rick Owens, Thom Browne - e le mostre di moda e arte contemporanea alla Leopolda. Ma lo scouting non si limitava al prodotto, andava sino alle forme di rappresentazione. Quando Martin Margiela nel 2006 invase il padiglione centrale della Fortezza con le sue trenta postazioni tutte bianche, dal banchino delle t-shirt al chiosco dei giornali, dal desk dei macaron a quello delle snow balls, improvvisamente divenne chiaro ciò che Pitti Uomo era però già diventato nel frattempo: un mondo compiuto di lifestyle maschile, con una segmentazione precisa e sempre in evoluzione, con le sezioni ciascuna dotata di un proprio sistema visivo di riferimento, terreno di sperimentazione per architetti grafici e set designer, palcoscenico variegato e integrato. Naturalmente gli eventi, in quanto elemento di comunicazione, hanno un grado di libertà in più rispetto all’organizzazione di un salone che rispecchia l’intera offerta internazionale, alle sue inevitabili gerarchie, ai suoi necessari equilibri. Proprio la natura asimmetrica di questo rapporto è alla fine fattore decisivo per il successo dell’appuntamento Pitti Uomo. Un elemento a sua volta centrale della strategia di Pitti Uomo è la valorizzazione delle nuove generazioni creative e imprenditoriali della moda. New Beats, Fashion Buzz, Who’s On Next, Guest Nation – aree espositive, concorsi, progetti internazionali, perlopiù finanziati da Pitti Immagine come investimento sul proprio futuro – sono i più conosciuti tra i vettori che hanno convogliato le energie creative dei giovani designer verso il mercato maturo, attirando l’attenzione di buyers e stampa. Offrendo al tempo stesso a Pitti Uomo materiale per rinnovarsi a ogni stagione.

In un’edizione così fuori dall’ordinario come quella che si apre oggi, dove le condizioni generali ci hanno purtroppo impedito di realizzare nel modo appropriato gli eventi speciali programmati, il fuoco della sperimentazione si sposta nuovamente tutto sulla Fortezza e in particolare sulla sezione SStyle - sustainable style, giunto alla sua quarta edizione. SStyle è un progetto curato da Giorgia Cantarini, nato nel 2020 in piena pandemia per parlare, far scoprire e raccontare un nuovo modo di concepire collezioni e stagionalità: rispettando l’ambiente e guardando al futuro. L’intento è rovesciare il luogo comune secondo cui moda responsabile significa moda senza stile e insieme proporre ai buyers e agli operatori di settore, la possibilità di visionare abbigliamento e accessori con requisiti produttivi a basso impatto, con tessuti certificati, recuperati, riciclati e ibridi sperimentali.

Lo scouting è internazionale ed è frutto d’indagine attenta tramite le fashion week internazionali, i premi, gli atenei di moda più prestigiosi e persino Instagram. Fin dalla prima edizione, SStyle è stato un hub per talenti come Connor McKnight, YProject, Phipps, Federico Cina, S.S. Daley, Uniforme e Vitelli, nomi diventati di riferimento. La selezione si è concentrata sul processo creativo che guida i designer nell’approccio di responsabilità sociale e ambientale e che si riassume in 3 R: Riciclare ciò che si ha, Riutilizzarlo nelle collezioni, Reinventare i capi o gli accessori creativamente. Partire da quello che esiste, gli invenduti, le passate collezioni, gli scarti tessili e i materiali pronti a essere smaltiti. Il design – e il Pitti Uomo - del futuro è anche questo: non solo creare, ma reimmaginare.

*Direttore Comunicazione & Eventi Speciali di Pitti Immagine